Muoversi con la mente,
gli elettrodi
contro la paralisi
Sono arrivate le scimmie bioniche. È il frutto di un esperimento che apre alla possibilità di rimettere in movimento arti paralizzati attraverso il controllo diretto della mente. Chet Moritz e i suoi colleghi dell`Università di Washington sono riusciti a permettere a due macachi di muovere i muscoli paralizzati del polso attraverso segnali elettrici provenienti direttamente dal cervello.
Niente di soprannaturale: le due scimmie non sono le Uri Geller della jungla, ma il risultato di un complesso esperimento pubblicato su Nature. I ricercatori hanno impiantato nella corteccia motoria dei macachi una serie di elettrodi. Ogni elettrodo ha raccolto i segnali provenienti da un unico neurone e li ha poi inviati a un computer, sul cui schermo c`era un cursore mosso dai segnali neuronali. Le scimmie sono state addestrate a spostare il cursore usando esclusivamente la loro attività cerebrale.
Successivamente i ricercatori hanno temporaneamente paralizzato i muscoli del polso dei due primati utilizzando un potente anestetico locale. Il team americano ha poi dirottato i segnali dal computer ai muscoli del polso osservando che le stimolazioni elettriche, provenienti dagli elettrodi inseriti nella corteccia, consentivano alle scimmie di controllare i movimenti dei muscoli paralizzati direttamente con il pensiero. E per imparare a far questo ai macachi è bastata un`ora.
Già nel 1970 Eberhard Fetz, co-autore anche di questa ricerca, aveva dimostrato la possibilità di controllare un`azione usando l`attività neuronale. Altri recenti studi, come quello di Andrew Schwartz, neurobiologo dell`Università di Pittsburgh, avevano consentito di utilizzare l`attività cerebrale per il controllo di bracci robotizzati. “Ora - dice lo stesso Schwartz - la novità della ricerca di Moritz riguarda la capacità di adattamento dei neuroni al mondo esterno, la loro incredibile flessibilità e la facilità con cui possono essere gestiti”.
Per applicare questo trattamento sull`uomo dovrà passare ancora diverso tempo. “Gli elettrodi impiantati – afferma Schwartz - non sono però ancora adatti agli esseri umani. È sicuramente un passo importante spostare un muscolo con un neurone, ma produrre azioni o movimenti coordinati è una sfida molto più grande”.
Niente di soprannaturale: le due scimmie non sono le Uri Geller della jungla, ma il risultato di un complesso esperimento pubblicato su Nature. I ricercatori hanno impiantato nella corteccia motoria dei macachi una serie di elettrodi. Ogni elettrodo ha raccolto i segnali provenienti da un unico neurone e li ha poi inviati a un computer, sul cui schermo c`era un cursore mosso dai segnali neuronali. Le scimmie sono state addestrate a spostare il cursore usando esclusivamente la loro attività cerebrale.
Successivamente i ricercatori hanno temporaneamente paralizzato i muscoli del polso dei due primati utilizzando un potente anestetico locale. Il team americano ha poi dirottato i segnali dal computer ai muscoli del polso osservando che le stimolazioni elettriche, provenienti dagli elettrodi inseriti nella corteccia, consentivano alle scimmie di controllare i movimenti dei muscoli paralizzati direttamente con il pensiero. E per imparare a far questo ai macachi è bastata un`ora.
Già nel 1970 Eberhard Fetz, co-autore anche di questa ricerca, aveva dimostrato la possibilità di controllare un`azione usando l`attività neuronale. Altri recenti studi, come quello di Andrew Schwartz, neurobiologo dell`Università di Pittsburgh, avevano consentito di utilizzare l`attività cerebrale per il controllo di bracci robotizzati. “Ora - dice lo stesso Schwartz - la novità della ricerca di Moritz riguarda la capacità di adattamento dei neuroni al mondo esterno, la loro incredibile flessibilità e la facilità con cui possono essere gestiti”.
Per applicare questo trattamento sull`uomo dovrà passare ancora diverso tempo. “Gli elettrodi impiantati – afferma Schwartz - non sono però ancora adatti agli esseri umani. È sicuramente un passo importante spostare un muscolo con un neurone, ma produrre azioni o movimenti coordinati è una sfida molto più grande”.
di paolo fiore (16/10/2008)

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