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Vaccino contro l’Hpv «Bene anche a 45 anni»

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"Consigliare il vaccino contro l`Hpv alle donne già sessualmente attive, anche se hanno 45 anni. Questo è quello che mi sento di fare - afferma Sergio Pecorelli, direttore della Clinica di ostetricia e ginecologia dell`Università di Brescia -. In molti infatti lo ignorano, ma da stime recenti dell`Organizzazione mondiale della sanità è stato rilevato un aumento delle infezioni da Hpv nelle donne dopo i 40 anni".

L`Hpv (papilloma virus umano), la cui trasmissione avviene principalmente attraverso rapporti sessuali, è un virus a Dna - quindi geneticamente semplice - di cui si conoscono 120 ceppi diversi, tutti classificati numericamente. Tra questi, 15 sono particolarmente pericolosi perché possono determinare il cancro al collo dell`utero. Ma non sempre, è bene specificarlo, contraendo uno di questi sottotipi si sviluppa il tumore: "Spesso, infatti, capita che il nostro corpo entri in contatto con il virus, e che autonomamente riesca a debellarlo".

Tra i 15 ceppi del papilloma virus a rischio neoplasia la comunità scientifica ha individuato i più pericolosi nel 16 e nel 18 "che insieme determinano più del 75% dei tumori al collo dell`utero tra le donne italiane", spiega Pecorelli. Altri due, il 6 e l`11, responsabili del 90% delle condilomatosi genitali, sono invece considerati sottotipi "a basso rischio".

Per combattere questi quattro ceppi "sono stati realizzati due vaccini. Uno è tetravalente, perché agisce contro il 6, l`11, il 16 e il 18, mentre l`altro è bivalente, e si limita a contrastare i due virus più pericolosi, il 16 e il 18". Dalle ultime ricerche è stato rilevato che vaccinando le donne contro i due ceppi più nocivi, il 16 e il 18, si è riusciti a raggiungere una copertura valida anche per altri sottotipi di Hpv: "Questi studi fanno dunque salire la percentuale della prevenzione del carcinoma al collo dell`utero dal 75% all`80-85%", spiega Pecorelli.

Cifre che, per quanto alte e ottimistiche, mostrano una `falla` nella prevenzione del 15-20%. Per questo motivo "non dobbiamo mai abbassare la guardia. Fondamentale è educare a periodiche visite di controllo, ed esortare all`utilizzo del Pap-test, consigliato a tutte le donne tra i 25 e i 64 anni, e dell`Hpv-dna-test, indicato soprattutto dopo i 35 anni in sostituzione del Pap-test, ma raccomandato anche come esame di `secondo livello` per chi, più giovane, abbia riscontrato un esito anomalo del Pap-test".

L`efficacia del vaccino è stimata pari al 100% solo se non si è mai contratto il virus, motivo per il quale in Italia la vaccinazione gratuita è riservata alle ragazze di 12 anni. "Dai dati, infatti, emerge che da sei anni a questa parte nelle ragazze vaccinate non è stato riscontrato un solo caso di pre-cancro". E sebbene l`efficacia rischia di essere inferiore poiché avendo avuto rapporti sessuali è probabile che il virus sia stato già contratto, "si può consigliare il vaccino anche alle donne già sessualmente attive, perché se anche in passato avessero contratto il virus, è improbabile che siano venute in contatto con tutti e quattro i sottovirus più pericolosi".

Studi effettuati dall`Oms hanno evidenziato un aumento dell`Hpv nelle donne dopo i 40 anni. Per questo motivo, nonostante la legge italiana preveda che il vaccino può essere effettuato fino a 26 anni, anche le donne fino a 45 anni possono vaccinarsi: "Sta alle singole donne scegliere cosa fare - spiega Pecorelli - anche in base alla vita sessuale che hanno avuto. Comunque, non si deve mai abbandonare la prevenzione, continuando periodicamente a fare visite di controllo con Pap-test e Hpv-dna-test a seconda dell`età e dei casi".

Tanto più giovani si è tanto più, quindi, il vaccino ha buone probabilità di essere efficace al 100%. Ma nel dubbio, consiglia lo specialista, è sempre meglio vaccinarsi, e non abbandonare mai la prevenzione.

  



Author: Miriam Cesta
Pubblicato il 17/10/2008


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