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Afasici: elogio della lentezza

"Dare voce a chi non ce l`ha". L`obiettivo della prima Giornata nazionale dell`afasia (nella foto il manifesto) è promuovere la conoscenza di questo disturbo, diffuso più di quanto si pensi. In Italia ci sono circa 150 mila persone con problemi legati al linguaggio causati da lesioni cerebrali: trombosi, emorragie, traumi cranici, tumori, encefaliti. A questi si aggiungono ogni anno 20 mila nuovi casi.
“Essendoci pochi gli studi epidemiologici, potrebbero essere molti di più, anche 200 mila, tanti e invisibili, perché per la natura del loro disturbo non parlano e nessuno li ascolta”, avverte Anna Basso, neuropsicologa e presidente di Aita-onlus, la Federazione associazioni italiane afasici, che per far conoscere il fenomeno porterà oggi nelle piazze di nove regioni italiane la vita, le esperienze, gli ostacoli quotidiani di chi si ritrova improvvisamente senza voce.
Le alterazioni che seguono a un trauma possono non aver intaccato le altre facoltà astratte, pensiero e logica comprese. Per questo la condizione degli afasici è ancora più problematica. Vigili e coscienti, sperimentano di colpo il muro di una comunicazione impossibile in famiglia, sul lavoro, nei rapporti sociali. “Come se fossimo catapultati improvvisamente in Cina senza conoscere una parola di cinese – spiega Basso -. Tutti noi saremmo incapaci di comprendere comunicare”.
L`afasia complica azioni prima ordinarie: fare una chiacchierata con un amico, scrivere una cartolina, leggere il giornale. Un disturbo che si manifesta con forme diverse di deprivazione, a seconda dell`entità del danno neurologico. “Tutte accomunate – puntualizza la presidente di Aita – dal non essere più in grado di utilizzare lo strumento-linguaggio come prima”. Sia nella codifica, verso l`esterno, sia nella decodifica dei segnali che giungono dall`esterno.
“Le manifestazioni sono diverse, a seconda delle competenze che vengono `toccate` dal danno”, spiega l`esperta. In alcuni ad essere colpita è la capacità di parlare, in altri è più compromessa la capacità di scrivere, in altri ancora è più danneggiata la comprensione delle parole udite o la comprensione delle parole lette.
La riabilitazione è faticosa, “un lavoro di carta e matita”, per questo la persona afasica ha bisogno del supporto di medici neuropsicologi e logopedisti. “Il consiglio che possiamo dare a chi ha un familiare, un amico o un collega afasico – conclude Basso – è dare valore al tempo, non imbarazzarsi di fronte a suoni o parole stentati, aspettare e soprattutto recuperare il senso dell`ascolto”.  E per saperne un po` di più Aita onlus mette a disposizione il numero verde gratuito 800912326.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 18/10/2008