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Orecchio-1

Orecchio bionico:
allarme mancanza fondi
per impianti e riabilitazione

Pochi fondi per l'orecchio bionico. E' questo l'allarme lanciato nel corso di un incontro, tenutosi ieri a Roma e promosso Centro Impianti Cocleari dell’Università La Sapienza e dall’associazione onlus per le problematiche della sordità “La Chiocciolina”.
Il prof. Roberto Filipo, ordinario di Otorinolaringoiatria al Policlinico Umberto I di Roma – Università “La Sapienza” – si sofferma in particolare sulla situazione Capitale, dove vengono eseguiti 60 impianti cocleari l’anno sui circa 700 effettuati in Italia. “Il nostro Centro  - spiega il prof. Filipo – che è composto da otorinolaringoiatri, audiologi e psicologi e opera da circa 20 anni con ottimi risultati clinici e con una notevole produzione scientifica internazionale, rischia di ridurre o addirittura interrompere l’attività in quanto il budget viene garantito dalla struttura ospedaliera e non coperto direttamente dalla Regione, come avviene in quasi tutta l’Italia”.
Finora il problema della mancanza di udito “è stato trattato in maniera superficiale e piena di pregiudizi”, fa notare il prof. Filipo. Infatti, il reparto di Otorinolaringoiatria  del Policlinico di Roma, che è il terzo per numero di impianti l’anno in Italia, dopo i centri di Varese e Padova, esegue ben 40 interventi  (che arrivano a 60 sommando quelli del Policlinico Gemelli e del Bambino Gesù). Questa particolare tecnica dell’”orecchio bionico” ha permesso di raggiungere incredibili risultati nei soggetti, soprattutto bambini anche di appena un anno di età, affetti da sordità profonda. In Italia si stima che siano circa 2 bambini e 4 adulti ogni 1.000 persone.
Al Policlinico Umberto I “studiamo i pazienti in maniera approfondita – aggiunge il prof. Filipo - allargando la nostra analisi a 360 gradi: alla famiglia, alla scuola e all’ambiente che li circonda”. Prima di eseguire un impianto cocleare – precisa il docente della Sapienza – facciamo una valutazione clinica multidisciplinare: audiologica, radiologica, psicologica e logopedica. L’intervento richiede l’anestesia generale e dura circa un’ora e mezzo”. E’ prevista una degenza media di 3-4 giorni, dopodiché si procederà a 2-3 controlli post-operatori a distanza di 10 giorni l’uno dall’altro. Dopo cinque settimane, quando la ferita è guarita perfettamente, si applica nella parte esterna il ‘processore verbale” (chiamato “speech processor”) che ha una forma molto simile a quella di una tradizionale protesi acustica. Si procede poi alla prima accensione dell’impianto: “E’ l’inizio della fine della sordità”, commenta il prof. Filipo. Nel Policlinico Umberto I sono stati operati con ottimi risultati pazienti settantenni e addirittura ottantenni. L’impianto cocleare è una eso-endoprotesi, ossia una protesi costituita da una parte interna applicata con intervento chirurgico e una esterna simile a una normale protesi acustica. L’impianto, in pratica, stimola elettronicamente il nervo acustico svolgendo artificialmente il compito della coclea e quindi permettendo di sentire anche a chi è colpito da sordità profonda (cocleare) che fino al recente avvento di questa tecnologia era destinato a vivere nel silenzio.
Dopo l’intervento è previsto un periodo di riabilitazione, perché “un cittadino che non ha mai sentito bisogna educarlo a essere in grado di parlare – ricordano gli esperti presenti al convegno -. Ed è necessario scegliere per ogni bambino l’iter abilitativo più idoneo”.
Gli esperti italiani hanno anche registrato negli ultimi anni, in seguito al forte fenomeno migratorio, che in Italia stanno crescendo nettamente i figli di stranieri con disabilità sociali tra le quali la sordità profonda: si tratta in particolare di figli di cinesi, indiani, filippini e, nel momento in cui i genitori non parlano italiano, è molto più difficile riuscire a completare il percorso riabilitativo dopo l’operazione.

di redazione (13/11/2010)

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