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Disfagia: dopo i 50 la deglutizione è difficile per 1 su 5 dopo i 50

La disfagia, l’alterazione della deglutizione, colpisce circa il 20% della popolazione dopo i 50 anni. La percentuale dei pazienti affetti da disfagia e non diagnosticati oscilla dall’80 al 95%. Individuare precocemente i pazienti affetti è una priorità, spiegano gli specialisti a Napoli in occasione del congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica.

“Tutti i soggetti disfagici sono a rischio di malnutrizione. Nei soggetti ricoverati in ospedale la disfagia è causa di incremento della durata di degenza e dei costi assistenziali - avverte Fulvio Muzio, U.O. di Dietologia e Nutrizione Clinica all’ospedale Luigi Sacco di Milano, intervenendo al congresso -. I pazienti in cui si sospetta una disfagia dovrebbero essere avviati programmi di controllo, per identificare la popolazione a rischio, e anche valutazioni diagnostiche per definire il disturbo nei suoi aspetti anatomici e fisiologici. Da un punto di vista nutrizionale le informazioni che occorre acquisire sono: se il paziente può assumere alimenti per via orale; in caso positivo, quali sono le caratteristiche degli alimenti che il paziente può assumere e quali sono le modalità di somministrazione; qual è la prognosi in merito al recupero di un efficiente processo di deglutizione”.

Tra i pazienti disfagici molti sono i residenti nelle case di riposo, dove la percentuale oscilla tra il 40 e il 60%, gli anziani che hanno subito interventi alla bocca, al collo o alla testa.

Secondo le linee guida sul paziente disfagico della Federazione Logopedisti Italiani, è stimata  esserci una frequenza del 33%-43% nella popolazione con sclerosi multipla, del 40-80% con ictus cerebrale, del 50-90% con Morbo di Parkinson per arrivare al 100% nei malati di SLA.

Per agevolare una diagnosi tempestiva e corretta, Nestlé Nutrition lancia Eat-10 (Eating Assessment Tool), il primo questionario di autosomministrazione di dieci domande rivolte al paziente, che può essere utilizzato sia in ambito ospedaliero sia ambulatoriale. Il questionario, realizzato da ricercatori statunitensi, è in distribuzioni a un vasto numero di medici e Residenze Sanitarie assistenziali.

Le domande riguardano i diversi problemi di deglutizione, cui il paziente deve rispondere segnalando in una scala da zero a quattro quanto il problema può essere rilevante e avviare così un’accurata valutazione del grado di disfagia e a una rieducazione logopedica che comprenda anche la somministrazione di alimenti con caratteristiche specifiche per  facilitare la deglutizione

di redazione
Pubblicato il 15/11/2010

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