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Tanto cibo, poco gusto e il cervello non dice «stop»

Mangiare piano può servire, ma non sempre basta. Le persone che non avvertono piacere dal cibo vengono sollecitate dal cervello a ricercare la soddisfazione che manca nella quantità. Per questo mangiano di più e più voracemente. E non si divertono.
A scoprire il legame tra piacere, cibo e obesità è stato un team composto da ricercatori statunitensi, tra i quali i neurologi dell`Università del Texas e di Yale. Il meccanismo che porta il cervello a comandare di nutrirsi di più si deve a un "malfunzionamento genetico", la presenza di Taq1A1, una variante di un gene che regola i recettori della dopamina.
Lo studio condotto su un campione di 43 donne e 33 ragazze con l`obiettivo di ricercare i "centri del piacere" che sovrintendono alla soddisfazione legata al cibo è stato pubblicato sull`ultimo numero di Science. Gli scienziati per comprendere come e dove il cervello si "attiva" hanno usato come "esca" un frappé al cioccolato e un frullato dello stesso colore e della stessa consistenza, ma insapore. Dopo ogni "spuntino" eseguivano una scansione completa del cervello per individuare le aree coinvolte nella percezione del gusto e del piacere. In sostanza in tutte le persone che non mostravano di sentirsi meglio dopo aver mangiato, l`allele Taq1A1 determinava una minore quantità di recettori della dopamina, una classe di recettori centrale nell`attività del sistema nervoso centrale.
Le donne che non si sentivano appagate cercavano di compensare il deficit con la ricerca di alimenti più calorici. Non solo. La relazione tra i recettori della dopamina e i centri del piacere determinava una tendenza a mangiare di più e quindi una predisposizione maggiore all`obesità.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 20/10/2008