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Everest, in vetta il cervello soffre di più

Conquistare le vette più alte, sogno di qualsiasi scalatore, può dar vita a lievi cambiamenti strutturali nel cervello causati dalla bassa pressione atmosferica e dal conseguente deficit di ossigeno. Lo sostiene una ricerca pubblicata sull`European Journal of Neurology e condotta da un team di studiosi italiani.
Gli esperti dell`Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico della  Fondazione Santa Lucia di Roma hanno sottoposto ad accurate analisi atleti di fama mondiale prima e dopo le loro spedizioni sull`Everest e sul K2. Tre dei nove scalatori coinvolti nella ricerca  hanno raggiunto gli 8.000 m, mentre gli altri si sono fermati a 7.500 m, sostando comunque per più di due settimane oltre i 6.500 m. Nessuno, tra di loro, ha fatto ricorso a bombole di ossigeno per compensare la rarefazione atmosferica dell`alta montagna.
Gli scalatori non hanno mostrato apparentemente alcun danno neurologico, ma i risultati dei loro esami sono stati comparati a quelli di un gruppo di controllo composto da persone della stessa età e dello stesso sesso mai saliti oltre i 3.000 m ed è stata riscontrata una perdita di densità e di volume in due precise zone del cervello. “L`atrofia di queste specifiche aree non corrisponde a un deficit funzionale – spiega Margherita Di Paola, coordinatrice della ricerca. – Gli sportivi raccontano di piccoli problemi motori che durano per un paio d`anni, ma non si tratta di un vero problema neurologico”.
Specificità della ricerca è, inoltre, il metodo utilizzato dai ricercatori: “Le immagini ad alta risoluzione delle risonanze magnetiche – continua Di Paola – sono state analizzate tramite Vbm, una tecnica non manuale e mai utilizzata in medicina sportiva, che permette la visualizzazione di tutte le aree cerebrali, senza che sia necessario decidere a priori quali zone potrebbero risultare interessanti per lo studio”. 
“Si tratta di piccoli cambiamenti – precisa la ricercatrice – che occorrono solo ad altissima quota e in condizioni estreme. Gli sportivi amanti della montagna possono stare tranquilli”.

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Pubblicato il 20/10/2008