X

Ti potrebbe interessare anche

Farmaci a domicilio col postino? Farmacisti sul piede di guerra: “Rischioso e inefficiente”

  • Ico_email
  • print
  • Ico_ingrandisci_carattere
  • Ico_diminuisci_carattere
Farmaci

Biosimilari, Dompé:
non c'è equivalenza terapeutica
con 'originali' biotech

"Occorre spiegare che da una parte si devono promuovere i farmaci biosimilari, per cercare tutti i risparmi possibili, ma dall'altra è necessario tutelare il paziente ed evitare che si faccia il gravissimo errore di considerare equivalenti dei farmaci che non possono, per loro natura, essere equivalenti”. Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, si legge su parlamentosalute.it, dopo l'audizione in Commissione Sanità del Senato, sui farmaci biotecnologici. E afferma che tra 'originali' e biosimilari (derivanti un originale di cui è scaduto il brevetto) , “c'è equivalenza di indicazione terapeutica, non equivalenza terapeutica”.

Secondo Farmindustria è necessaria una legge che regolamenti il settore: “Perché questo è un tema di grandissimo rilievo sia per i pazienti che per i contenuti tecnologici, scientifici e industriali”. E' importante, prosegue Dompé, “evitare cambiamenti di terapia ad un paziente che sta già rispondendo ad uno specifico farmaco”. Bene, invece, “arruolare pazienti anche con i biosimilari, quando questi abbiano, a giudizio medico, le caratteristiche giuste per beneficiare di una singola terapia”. Essenziale, dunque, deve essere “la valutazione del medico sul singolo farmaco”.

Farmindustria sposa, dunque, lo spirito dei due disegni di legge all'esame della XII Commissione del Senato (il ddl 1875 Cursi e il 1071 Di Girolamo): “La cosa importante è che vengano approvati e che l'iter venga completato con un passaggio regionale, che trovi anche le Regioni coerenti con questi principi e in linea con il dettato che questa nuova legislazione porterebbe”. 

Altra questione essenziale, secondo Dompé, riguarda i brevetti. “Ci sono vari problemi al riguardo”, spiega. “Abbiamo spese in ricerca sempre più altre. Un nuovo farmaco, calcolando anche tutti gli insuccessi, oggi ha un costo abbondantemente sopra il miliardo di euro. Si tratta evidentemente di costi molto alti, per coorti di pazienti sempre più specifiche, e quindi ridotte”. Insomma, mentre i costi vanno su, i potenziali ricavi scendono. “Per questo oggi potremmo ridiscutere la copertura brevettuale soltanto in senso estensivo”. Il settore, inoltre, paga la mancanza del brevetto unico europeo. Infine, un auspicio: “La scienza e il modo di aggregare le progettualità in questi ultimo 20 anni hanno fatto passi avanti così importanti che sarebbe arrivato il momento di rivedere internazionalmente il concetto di brevetto”, conclude il presidente di Farmindustria: “Penso a una forte protezione dell'innovazione - non vanno certo diminuite le tutele, unico modo per riuscire a fare avanzare più velocemente il progresso. Dovrebbe essere una sorta di open source protection molto forte”.

 

di daniele di stefano (18/11/2010)

Lascia un commento

Fai una domanda

I commenti sono editati da parte della redazione.