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Italiani a tu per te con le patologie renali, l'indagine della Sin

Conosciute, ma non troppo. Le funzioni renali non sono un mistero per la maggioranza degli italiani (92%), anche se alla prova dei fatti si tratta di una conoscenza sommaria - i reni solo come “filtri” dei liquidi - e che spesso non spinge ai controlli necessari: solo un italiano su quattro sotto i 64 anni fa gli esami di routine per misurare la funzionalità renale e prevenire le patologie. A dirlo un’indagine Eurisko commissionata dalla SIN, la Società italiana di nefrologia, che ha interrogato gli italiani su “Le conoscenze delle patologie renali nella popolazione adulta”, tema del Convegno presentato a Roma, a Palazzo Madama, questa mattina.

Cresce rispetto al 2008 la quota di coloro che considerano l’insufficienza renale una malattia vera e propria piuttosto che un semplice disturbo (l’87% di coloro che hanno sentito parlare di insufficienza renale). Ancora debole e un po’ confusa è però la conoscenza sulle possibili cause dell’insufficienza renale: a livello spontaneo, infatti, il 60% di coloro che hanno sentito parlare di insufficienza renale non è in grado di indicare alcuna causa specifica (il diabete è citato dal 3% e l’ipertensione dal 2%).

Occhio ai reni, anche se si scoppia di salute e soprattutto se si fa sport. Ed invece “anche i giovani, ritenuti una categoria con pochi rischi, se fanno sport dovrebbero sottoporsi a semplici esami delle urine che offrono importanti informazioni”, spiega Rosanna Coppo, nuovo presidente Sin. Ancora scarsa, infatti, è la consapevolezza che le patologie renali possono svilupparsi senza sintomi: circa 1/3 degli italiani ne è a conoscenza. “Ci sono patologie a progressione molto lenta - dice il segretario uscente Sin Alessandro Balducci - come il rene policistico e anche le nefriti, non solo per i giovani, vanno accuratamente controllate”.

Non ancora è chiara la figura di riferimento in “area rene”: l’urologo è citato da circa un terzo del campione come medico di riferimento (facilmente associato all’urina e ai reni); il medico di famiglia è pensato come medico di riferimento da circa il 20%; il nefrologo è citato in modo marginale (dal 17% degli intervistati).

di Cosimo Colasanto
Pubblicato il 17/12/2010

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