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Successi e sconfitte: ecco perché gioiamo delle «cadute» altrui

Le nostre decisioni sono sempre frutto del nostro libero arbitrio? Valutiamo il loro esito solo in relazione a un beneficio o uno svantaggio oggettivo? E se a vincere il superenalotto fosse il nostro vicino di casa? Una risposta a tutte queste domande arriva da una ricerca condotta da neuroscienzati ed economisti delle Università di Trento, Lione e del Minnesota, appena pubblicata sulla rivista PLoS ONE, che dimostra come siamo continuamente condizionati dal contesto in cui agiamo. Di più. Lo sguardo degli altri, anche se si tratta solo di spettatori ininfluenti, determina la nostra autonomia di scelta e il nostro metro di valutazione.
In una situazione “sociale”, sostengono i ricercatori, se le scelte degli altri hanno esito favorevole, proviamo invidia, se invece a vincere siamo noi, non c’è solidarietà che tenga: a prevalere è sempre il “gloating”, la gioia maligna per il successo personale a confronto della sventura altrui. 
Inoltre, la percezione di un nostro fallimento o successo cambia di intensità in base all’effetto-confronto. Qui scatta, infatti, il meccanismo della competizione: “In molte situazioni, è importante superare gli altri – dice l’economista Giorgio Coricelli, ricercatore del Centro Mente Cervello dell’Università di Trento e dell’Institut des Sciences Cognitives, Centre de Neuroscience Cognitive all’Università di Lione. – Non appena l’essere umano si trova in un contesto sociale, anche se di minima interazione e privo di elementi di competizione, a prevalere è la preoccupazione per il suo status. E questo ha pesanti implicazioni sul suo comportamento di scelta”.
Lo studio è stato condotto ricreando la situazione della lotteria. I soggetti hanno giocato senza che le loro azioni avessero effetto sulle perdite o vincite degli altri. La risposta emotiva dei partecipanti, rivelata tramite la rilevazione del battito cardiaco e del livello di traspirazione e idratazione della pelle, indica che la gioia per la perdita altrui, il gloating, è più forte dell`invidia in caso di vincita dell`avversario. Se il giocatore è uno solo, invece, il rimpianto per la perdita è più forte del sollievo per la vincita. Anche se non viene provocata alcuna competizione, quindi, la nostra percezione della vittoria e della sconfitta è diversa a seconda dell`ambiente di riferimento. Creando gruppi con comportamenti di gioco diversi, inoltre, i soggetti, di fronte ad avversari deboli tendono a fare scelte audaci; se invece la parte opposta si dimostra ardita, scatta la prudenza.
I ricercatori stanno procedendo nello studio, analizzando queste risposte emotive in pazienti affetti da particolari patologie, quali autismo o lesioni ai lobi frontali del cervello.<!-- @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } -->

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Pubblicato il 22/10/2008