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Oltre le cellule embrionali: nuova via per le staminali

Ricercatori del Max-Planck-Institut di Münster e dell’Università di Aquisgrana hanno trovato una ricetta più facile per “riprogrammare” le cellule del corpo in cellule staminali: hanno utilizzato la metà degli “ingredienti” che si utilizzano di solito. Lo studio è stato pubblicato di recente sull’edizione on-line della rivista Nature.Per comprendere il senso della scoperta bisogna fare un passo indietro nel 2006, quando un ricercatore giapponese scoprì che, attraverso un’alterazione biochimica delle cellule della pelle, era possibile ritornare a uno stadio cellulare più originario. Da ciò si spalancarono nuovi orizzonti di ricerca. In via teorica, diveniva praticabile l’opzione di rinunciare alla ricerca sulle staminali a favore di questa “modificate” cellule corporali. In ogni modo, fino a oggi, la produzione di queste “indotte cellule staminali pluripotenti” è stata difficoltosa. La “semplice ricetta” dei ricercatori tedeschi supera questa persistente difficoltà. E, allo stesso tempo, permette di evitare un pericolo esistente a seguito dell’impiego di cellule staminali: l’insorgenza di tumore. La rinuncia ad alcuni geni nel processo di alterazione delle cellule adulte include infatti anche quella del gene, che determina l’insorgenza dei tumori. Dei quattro geni (Oct4, Sox2, c-Myc e Klf4) che finora venivano utilizzati per produrre cellule pluripotenti da cellule adulte di cervello di topo, con il procedimento messo a punto dai tedeschi ne servono solo due: “Oct4 + Klf4” e “Oct4 + c-Myc”. E anche queste con questa combinazione, le cellule “prodotte” sono in tutto simili alla staminali embrionali, fino al livello molecolare.Un progresso di particolare rilevanza è la possibile rinuncia al gene, c-Myc, che in altri esperimenti è stato la causa di insorgenze tumorali. Più difficile è la previsioni di utilizzo in ambito terapeutico. Questo tipo di cellule si trovano essenzialmente nel cervello e si lasciano isolare con difficoltà negli essere umani. Il nuovo orizzonte di ricerca sarà dunque quello di individuare tipologie cellulari simili in altri parti del corpo, più facilmente isolabili e riproducibili. A quel punto, diverrà più plausibile anche il loro utilizzo in ambito terapeutico.(30/06/3008)

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Pubblicato il 13/07/2008