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Salute: l'antivirale universale contro l'influenza arriva da Padova

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Acufeni

Fischi all'orecchio
dopo l'influenza?
Risponde l'esperto

Un’influenza più “cattiva” del previsto. Soprattutto per gli “strascichi” che si lascia dietro. Tosse, catarro, gola in fiamme e in qualche caso fastidiosi ronzii alle orecchie. Cosa fare e come curarsi? Risponde Giuseppe Spriano, direttore del dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale dell’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma ed ex president dell’Associazione otorinolaringoiatri ospedalieri italiani (Aooi).

 

È possibile che l’influenza sia responsabile di un persistente fischio alle orecchie?

“L’influenza che colpisce le prime vie aeree superiori solitamente si accompagna alla rinite con presenza di secrezione catarrale. È frequente, soprattutto soffiando il naso, che questa secrezione si sposti nella tuba, il canale che permette la ventilazione dell’orecchio medio, determinando l’occlusione della tuba, il senso di “orecchio chiuso” e il fischio, cioè l’acufene. Molto raramente il virus responsabile dell’influenza può danneggiare direttamente le strutture nervose dell’orecchio determinando la comparsa di acufeni”.


Come si può distinguere un problema temporaneo da un acufene cronico?

“Solitamente la sintomatologia infiammatoria di accompagnamento consente di distinguere un problema temporaneo. Gli acufeni cronici sono abitualmente conseguenti ad un danno progressivo dell’orecchio legato soprattutto al trauma cronico da rumore”.


Quando è consigliata una visita specialistica?

“Se l’acufene perdura, se è accompagnato da ipoacusia o se insorge acutamente senza nessun altro sintomo, è necessaria una visita otorinolaringoiatrica”.


Ci sono delle età che possono essere più a rischio per la presenza di sibili e ronzii?

“Abitualmente sono sintomi legati ad un progressivo danneggiamento delle cellule acustiche, soprattutto quelle deputate alla percezione dei suoni acuti e spesso conseguenti a danni da esposizione cronica al rumore e quindi più frequenti dopo i 60 anni”.

di Cosimo Colasanto (11/02/2011)

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