Lancet: il grasso "a mela"
non predice il rischio cardiaco
(ma neanche quello "a pera")
Il grasso a mela non è di per sé indice di rischio cardiaco. A sostenerlo è uno studio pubblicato su Lancet da un gruppo di studiosi inglesi della University of Cambridge guidati da John Danesh che mette in dubbio i risultati di precedenti studi condotti fino a oggi. E spiega non solo che l'obesità addominale - comunemente nota come grasso "a mela" - non è necessariamente collegata al pericolo di incorrere in problematiche cardiovascolari, ma che lo stesso discorso vale anche per il grasso cosiddetto "a pera" - il rapporto vita-fianchi che si caratterizza in un punto vita normale accompagnato da un eccesso di grasso sulle anche - e per l'Indice di massa corporea (Ibm), ovvero tutte le misurazioni che, fino a oggi, sono state effettuate per valutare il fattore di rischio individuale alle malattie del cuore.
Lo studio è stato condotto esaminando i risultati di 58 studi per un totale di 220.000 persone rilevando le tre misure: "Sia se valutate singolarmente che in combinazione - spiega Danesh -, le misure date dall'Indice di massa corporea, dalla circonferenza della vita e dal rapporto vita-fianchi non migliora la predizione della prima insorgenza di malattia cardiovascolare, soprattutto quando i medici possono valutare anche altri segnali come la pressione sanguigna, i livelli di colesterolo e la familiarità col diabete".
"Questo studio suggerisce che misurare la vita e calcolare l'Ibm non sono fattori sufficienti per misurare il rischio cardiaco, ma il metro non va buttato via - spiega Mike Knapton della British Heart Foundation, che finanziato lo studio in collaborazione con il Medical Research Council -. Non importa come viene misurata: l'obesità è sempre un male per la salute. Misurare il girovita o controllare l'Indice di massa corporea sono entrambi modi veloci e semplici per controllare il nostro stato di salute".
di Miriam Cesta (16/03/2011)

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