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L’età d’oro
del cervello? 39 anni,
dopo invecchia

Chi ha detto che il nostro cervello è ricettivo fino ai vent`anni? La realtà è ben diversa: il momento in cui la nostra mente funziona meglio è a 39 anni. Ma dopo inizia il declino a causa della perdita della mielina, una guaina che riveste e protegge i neuroni. È quanto emerge dallo studio pubblicato su Neurobiology of Ageing dai ricercatori dell`Istituto di Neuroscienze e comportamento umano dell`Università della California, guidati da George Bartzokis, che hanno scoperto la connessione tra invecchiamento del cervello e indebolimento della mielina.
Gli studiosi hanno sottoposto ad un test un gruppo di uomini di età compresa tra 23 a 80 anni  per monitorare la loro attività cerebrale. Hanno utilizzato un metodo semplicissimo per capire la prontezza di elaborazione del sistema nervoso centrale: la rapidità con cui una persona riesce a toccarsi gli indici delle dita. La velocità di un movimento dipende da quella con cui i nervi trasmettono l`informazione. Pertanto un`azione celere necessita che la mielina che riveste i nervi sia integra.
I risultati hanno dimostrato che la velocità di movimento è direttamente proporzionale alle condizioni della mielina. Il picco si raggiunge a 39 anni; in seguito l`organismo inizia a perdere la capacità di riparare la mielina nel cervello, con conseguente  decadimento delle funzioni cognitive. "Gli studi hanno dimostrato che il processo continuo di rottura e riparazione della mielina si verifica di continuo dentro il nostro cervello - afferma Bartzokis - ma, in età avanzata, si inizia a perdere la battaglia di riparazione".
La scoperta potrebbe favorire la prevenzione di diverse malattie legate alla tarda età: "Dal momento che negli individui sani la perdita della mielina nel cervello inizia a manifestarsi nella mezza età - spiega lo psichiatra -, vi è un lungo periodo durante il quale interventi terapeutici potrebbero alterare il corso della maturazione del cervello ed, eventualmente, ritardare l`arrivo di disturbi cerebrali degenerativi come il morbo di Alzheimer".

di cosimo colasanto (24/10/2008)

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