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Individuati 5 nuovi geni coinvolti nell'Alzheimer

Individuati cinque geni associati all'Alzheimer, di cui quattro finora mai collegati al morbo. E l'ipotesi di un ruolo della famiglia degli Herpes virus come fattori scatenanti della malattia si fa sempre più strada: è quanto emerge da uno studio in corso di pubblicazione su Nature Genetics realizzato da un team di ricercatori internazionali. La ricerca, condotta su 19 mila pazienti e 32 mila individui sani, è la più vasta a livello europeo sulle radici genetiche dell’Alzheimer, attualmente la forma più frequente di demenza senile che entro gli 85 anni colpisce una donna su cinque e un uomo su dieci.

Dei 5 geni 'imputati', uno (Abca7) ha funzione di trasporto dei lipidi nel cervello e in particolare nell’ippocampo, area particolarmente colpita dalla malattia. Altri tre (Ms4a, Cd33, Cd2ap) svolgono funzioni di regolazione dell’infiammazione cerebrale. Il quinto (Epha1) regola morfologia e mobilità cellulare e in parte alcune risposte immunitarie.

"Questi geni - spiega l'immunologo Federico Lìcastro dell’Università di Bologna, co-autore della ricerca - sono tutti coinvolti nei meccanismi attraverso cui i virus che risiedono in forma latente nel nostro cervello, come l'Herpes virus, riescono a infettare le cellule, 'mimetizzandosi' per non essere attaccati dalle difese immunitarie, e a uccidere la cellula ospite. Ci sentiamo quindi incoraggiati a proseguire le ricerche sulla nostra ipotesi che questi virus possano giocare un ruolo nell’insorgenza della malattia".

Attualmente il gruppo di ricerca di Licastro, che vede impegnate anche Elisa Porcellini, a sua volta co-autrice dello studio, e Ilaria Carbone, sta lavorando a una verifica sperimentale di questa ipotesi: "Stiamo cercando di scovare i virus della famiglia Herpes nelle cellule del cervello dei malati di Alzheimer - spiega Licastro -. L’ideale sarebbe affiancare la ricerca sulle cellule umane con studi sugli animali. Ma i costi lievitano tantissimo, perché servono topi geneticamente modificati. Si arriva a 7000 euro per ogni roditore".

Nell’eventualità che l’ipotesi “infettiva” dovesse trovare conferma si potrebbero valutare, secondo Licastro, misure come la vaccinazione precoce dei bambini o il trattamento dei malati con farmaci antivirali. "Ma comunque non sarebbe una passeggiata - conclude il ricercatore -. Un virus come l’Herpes è un parassita perfetto. Si stabilisce nel nostro organismo in tenerissima età e ci accompagna fino alla tomba. È abituato a convivere con la nostra specie dalla notte dei tempi. Sradicarlo non sarà facile".

di red.
Pubblicato il 05/04/2011