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Da Mao a Michael Jackson: l'artemisinina per la cura del cancro

Combinare una terapia ad ossigeno con l’azione di una sostanza usata contro la malaria per sconfiggere il cancro. È la nuova prospettiva a cui stanno lavorando alcuni ricercatori della Washington University e della Washington State University.

Gli scienziati hanno, infatti, appurato che l’artemisinina, composto che in origine deriva dalla pianta Artemisia annua L., già adoperata per debellare i parassiti della malaria, potrebbe funzionare anche come presidio anticancro con una maggiore efficacia garantita dalla somministrazione in un ambiente “carico” di ossigeno puro. Lo studio, in fase sperimentale, è pubblicato su Anticancer Research e ricorda molto da vicino una delle leggende fiorite intorno alla vita di Michael Jackson secondo cui il cantante si sottoponeva a sedute in una camera iperbarica "domestica" per mantenersi giovane.


Nella realtà i ricercatori hanno scoperto in laboratorio che nelle cellule umane colpite da leucemia, un tumore del sangue, l’ossigeno somministrato con una pressione tre volte più alta di quella naturale in combinazione con l’artemisinina riduce la crescita del tumore del 38%. “Questo in sole 48 ore di test - dice Henry Lai, coordinatore della sperimentazione -. Noi ci aspettiamo che gli effetti sui tempi lunghi possano essere ancora più drastici”.


La storia dell’artemisinina è affascinante quanto quella che riguarda Michael Jackson. Nei primi anni ‘70, ricorda Lai, il leader cinese Mao Tse-tung avviò un programma scientifico per lo sviluppo di un trattamento contro la malaria. Il caso volle che un agricoltore cinese scoprì una tomba di 2.000 anni con tre corpi dissondando un terreno. In una delle sepoltura fu trovato un rotolo di seta che annotava formule e ricette tra le quali l'uso dell'artemisinina per trattare la malaria. Oggi l'artemisinina è la terapia standard per il trattamento della malattia in Asia e Africa, ma solo negli anni successivi si è scoperto quale effetto avesse contro il parassita. L'estratto dell’Artemisia reagisce con il ferro all'interno della cellule formando un radicale libero altamente instabile. Essendo il parassita della malaria particolarmente ricco di ferro, il farmaco agisce in prevalenza contro le cellule infette.

di Cosimo Colasanto
Pubblicato il 21/04/2011

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