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Scoperti i "batteri delle caverne", sono resistenti a tutti gli antibiotici

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Superbatteri e resistenza
Oms: troppi antibiotici

Negli anni Ottanta dai laboratori delle aziende farmaceutiche usciva un nuovo antibiotico ogni anno. Le nuove molecole che avranno il via libera nei prossimi 3 o 4 anni si contano sulla punta delle dita. Proprio mentre le minacce dei super-batteri si fanno più preoccupanti. Per questo l'appello lanciato questa mattina a Roma dall'Organizzazione mondiale della sanità suona come il primo campanello d'allarme: impartire lezioni nell'"uso degli antibiotici" prima che diventino armi "spuntate" contro infezioni vecchie e nuove.

Nmd-1, ad esempio, è un enzima identificato per la prima volta solo nel 2008 dagli scienziati dell'Università di Cardiff che rende i batteri resistenti alla maggior parte degli antibiotici usati nelle terapie standard nelle infezioni gravi. Il suo nome “New Delhi Metallo-beta-lattamasi” indica proprio questo: questo gene codifica enzimi che trasformano microrganismi altrimenti debellabili in super-batteri che non temono penicilline o cefamicine. Il riferimento alla capitale indiana è stato motivo di aspre polemiche tra le autorità indiane e la comunità scientifica, anche se un nuovo studio pubblicato su Lancet - gli editori della rivista hanno chiesto scusa per il nome di battesimo dato al superbug - rilancia il problema sicurezza. Scienziati britannici lo hanno rinvenuto in un campione su 4 degli oltre 200 prelevati dai rubinetti e dai pozzi della capitale indiana, tanto che si stima almeno mezzo milione di abitanti nella metropoli ospiti ormai una traccia genetica a rischio.


Anche la corsa di Mrsa sembra inarrestabile.
Lo Stafiloccoco Aureus resistente alla meticillina è già una delle prime cause di infezione e mortalità dei pazienti ospedalizzati negli Stati Uniti. Facilità di trasmissione e resistenza sono le due armi degli invisibili "mostri" che crescono. In particolare la resistenza: l'uso indiscriminato di antibiotici rende i batteri meno sensibili alle terapie. Questo effetto moltiplicato per milioni di prescrizioni e milioni di contagi, determina uno scenario bellico in cui gli uomini sono da una parte, esposti a infezioni prima curabili, l'esercito di batteri corazzati dall'altra.

Ogni anno nell’Unione europea, dicono le cifre fornite dall'Oms, oltre 25.000 persone muoiono di infezioni batteriche resistenti, la maggior parte delle quali contratte in ospedale. Se si estende il conto all'area vasta di 53 Paesi il bilancio diventa impossibile: il numero totale dei decessi è sconosciuto per mancanza di dati «ma la situazione è verosimilmente più seria».

di Cosimo Colasanto (07/04/2011)

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