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Piercing: «stop» dal ministero

La moda non sempre è indolore. È il caso dei piercing: se praticati in centri improvvisati e da mani non esperte i rischi sono tanti. Dalla semplice infiammazione a infezioni gravi, come epatite e Hiv.
La rivista British Medical Journal stima che un adulto su quattro che si è fatto applicare un piercing ha avuto problemi di salute. Il risultato arriva da una ricerca che ha coinvolto 10 mila persone, e che ha permesso di stabilire che il 28% degli intervistati ha avuto conseguenze negative e che uno su 100 è stato persino ricoverato in ospedale. Il ministero della Salute ha deciso un "giro di vite" sui centri non autorizzati, invitando le Regioni ad applicare rigidamente una circolare del 1998 che impone un’autorizzazione dell’Asl per eseguire tatuaggi e piercing.
Le cause di infezione possono essere molte. Nel caso della trentunenne di Merano potrebbe essere stato il metallo a provocare una reazione allergica così forte da provocare il coma. In altri casi un “impianto” compiuto in cattive condizioni igieniche può causare infezioni più o meno gravi. In particolare sono a rischio quelle parti del corpo, come i genitali e la lingua, che veicolano meglio il virus nell’organismo.
Il punto più delicato è proprio la lingua, che può portare a sanguinamenti e difficoltà nel linguaggio e nella masticazione. La circolare del ministero sconsiglia, infatti, la pratica del piercing su parti anatomiche la cui funzionalità potrebbe risultare compromessa: palpebre, labbra, lingua, seno, apparato genitale.
Per i minori è poi indispensabile l’autorizzazione dei genitori. Secondo la rivista inglese, infatti, l’età più a rischio è quella tra i 16 e i 24 anni, quando il desiderio di un piercing a basso prezzo spinge a rivolgersi a centri più economici e con minori garanzie.

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Pubblicato il 13/07/2008