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Alzheimer precoce: una memoria «in forma» ostacola la diagnosi

Una memoria attiva può “ingannare” la diagnosi di Alzheimer: prima dei 60 anni, infatti, questa forma di demenza può avere sintomi “inusuali” che non prevedono la perdita dei ricordi. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Neurology dai ricercatori dell’Ospedale Clinico di Barcellona (Spagna) guidati da Albert Lladó, che afferma: “Le persone che sviluppano presto l’Alzheimer sperimentano sintomi atipici, che non prevedono la perdita della memoria: ciò rende difficile realizzare una diagnosi accurata”.

La ricerca è stata condotta sui tessuti cerebrali - prelevati durante l’autopsia - e sui dati clinici di 40 pazienti che erano stati affetti dalla patologia e, inoltre. Al termine dell’analisi, è emerso che il 38% aveva sviluppato l’Alzheimer prima dei 60 anni, e che, di questi, un terzo aveva manifestato i primi disturbi - come problemi comportamentali, visivi, linguistici e declino delle funzioni esecutive - senza sperimentare deficit di memoria. Ciò aveva ingannato i medici, che nel 53% dei casi avevano sbagliato la diagnosi inziale - scambiando la patologia con un’altra forma di demenza. Nel restante 47%, invece, la patologia non è stata riconosciuta fino al momento della morte.

di Nadia Comerci
Pubblicato il 13/06/2011