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Tbc: in Italia dai Paesi dell’Est

Nessun allarmismo, ma è bene tenere alta la sorveglianza. Le tubercolosi non è scomparsa e "sta rientrando nel nostro paese anche dell`Est Europa". Romania, Ucraina, Moldavia e Bulgaria le più esposte e con loro l`Italia, vista la grande presenza di immigrati di questi Paesi. Uno scenario che invita alla "prudenza" quello disegnato dagli oltre mille medici internisti riuniti a Genova per il 109° Congresso della Simi, la Società italiana di medicina interna.
"Un prudenza giustificata dai dati - afferma Giuseppe Licata, presidente del Simi e direttore dell`Istituto Clinica Medica dell`Università di Palermo -. La TBC è una malattia infettiva insidiosa, quando sembra scomparsa, rientra dalla porta".
Per questo la proposta degli internisti sono "studi campione nei gruppi più a rischio": un censimento sulla composizione dei gruppi etnici di immigrati presenti nelle principali città italiane. Vaccinazioni di massa o screening estesi a tutti gli immigrati sarebbero troppo costosi dal punto di vista economico e organizzativo. In Italia i casi notificati ogni anno sono circa 4500, quelli non ufficiali circa 1500, 10 casi ogni 100 mila abitanti.
"Dal nostro osservatorio della realtà italiana – dichiara Luigi Ruffo Codecasa, pneumologo del Niguarda Ca` Granda e responsabile per la Lombardia del Centro regionale di riferimento per la Tubercolosi, Istituto Villa Marelli Niguarda – sappiamo che circa il 50 per cento dei nuovi casi di TBC, nelle sue varie forme, arrivano da gruppi di immigrati spesso in particolari condizioni di vita disagiate: in particolare sono gli immigrati provenienti dai paesi dell’Est europeo quelli più a rischio TBC".
I dati dicono che la nazione più in difficoltà è la Romania con 50 casi ogni 100 mila abitanti. "All’epoca della caduta dei regimi comunisti - continua Ruffo Codecasa - per quasi cinque anni, in quei paesi è venuto meno anche il sistema sanitario e le terapie anti tubercolari sono state somministrate in modo assolutamente casuale e oggi purtroppo ne paghiamo le ripercussioni.”

di cosimo colasanto
Pubblicato il 27/10/2008

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