Smettere di fumare?
Agli uomini riesce meglio
Uomo, non più giovane e appartenente a una classe socioeconomica modesta: è questo il profilo ideale di chi vuole smettere di fumare. E di chi riesce a farlo. Lo ha dimostrato un'analisi svolta dal UK Centre for Tobacco Control Studies (Università di Nottingham) per conto del National Institute for Health and Clinical Excellence (Gran Bretagna) in cui sono stati rielaborati i dati raccolti tra il 1990 e il 2007 riguardo al successo delle terapie per smettere di fumare offerte dal National Health Service britannico.
Lo studio - Secondo quest'analisi, anche se le donne sono più motivate a smettere, nel momento in cui ci si rivolge a un centro antifumo gli uomini riescono a farlo più facilmente. E la difficoltà è ancora maggiore per le donne incinte che, spesso, smettono solo transitoriamente di fumare durante la gravidanza. Le spiegazioni della diversità tra uomo e donna? Forse una minore sicurezza di riuscire a farcela, una diversa reazione all'astinenza e il differente significato che la sigaretta assume per la donna rispetto all'uomo. Dallo studio emerge poi che è più facile smettere di fumare in età più avanzata. Se, poi, si appartiene a una classe socioeconomica più modesta, la percentuale di successo passa dal 7,8% all'8,8%. Secondo i ricercatori per aumentare la probabilità di riuscire a smettere anche per chi ha più difficoltà a farlo è necessario sviluppare programmi innovativi per «gruppi specifici» di fumatori.
La giornata mondiale senza tabacco - Anche quest’anno il 31 maggio si celebra la Giornata Mondiale Senza Tabacco: iniziativa voluta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che vuole essere un importante momento di riflessione sull’impatto nocivo del fumo sulla salute. Sono infatti ancora tanti i fumatori in Italia: oltre 11 milioni, 6 milioni dei quali uomini e 5 milioni donne, a fronte di 6,5 milioni di ex fumatori (di cui 4 milioni di uomini e 2,5 milioni di donne), e di 33,4 milioni di non fumatori (di cui 14,8 milioni uomini e 18,6 milioni donne, dati Organizzazione Mondiale della Sanità 2010).
di Silvia Soligon (31/05/2011)



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