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Ombelico sede di batteri:
scovati 1400 ceppi,
662 ancora sconosciuti

Dimmi come lavi il tuo ombelico, e ti dirò quanti (e quali) batteri porti sulla pelle. Un gruppo di ricercatori della North Carolina State University ha rilevato che nell'ombelico umano possono essere in agguato fino a 1400 ceppi di batteri diversi, dei quali quasi la metà risultano sconosciuti e potrebbero rappresentare esemplari di nuove specie: l'inedito «conteggio» arriva dal North Carolina State University's Belly Button Biodiversity Project, guidato da Jiri Hulcr: «Siamo probabilmente gli unici - spiega - ad aver effettuato uno studio in scala così grande».

 

I ricercatori hanno chiesto a 95 volontari di prelevare, tramite un tampone simile a un cotton fioc, la coltura batterica presente nel proprio ombelico. Dopo il prelievo del tampone i microbiologi hanno posto i batteri in coltura e hanno atteso che crescessero per poterli poi fotografare ed esaminare dal punto di vista genetico.

 

Il progetto, partito alcuni mesi fa, aveva come obiettivo determinare quali e quanti batteri albergassero sulla nostra pancia: l'ombelico, per la sua particolare conformazione, può infatti rappresentare il «nascondiglio» ideale per lo sviluppo indisturbato dei microrganismi.

 

Dallo studio è emerso che, dei circa 1400 ceppi rilevati, la maggior parte di quelli conosciuti (80%) proviene da 40 specie di batteri comuni generalmente presenti sulla pelle, e perlopiù innocui, mentre altri 662 ceppi risultano tuttora sconosciuti.

 

La quantità di batteri varia, spiegano i ricercatori, a seconda di quanto bene ci si lava l'ombelico: i volontari che hanno dichiarato di lavarsi accuratamente e quotidianamente hanno infatti fatto rilevare livelli di batteri molto bassi o addirittura nulli. In altri casi, invece, è emerso che negli ombelichi possono albergare batteri dalla provenienza sorprendente: alcuni microroganismi (come i Marimonas) erano infatti fino a oggi stati trovato solo nell'oceano, e un'altra specie - chiamata Georgenia - nel terreno giapponese. 

di Miriam Cesta (12/07/2011)

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