Logo salute24
02-08-2011

Cromosomi rigidi e fragili: la trappola delle neoplasie


Identificato un nuovo meccanismo all’origine della fragilità del Dna delle cellule cancerose: è quanto emerge da uno studio, realizzato da un gruppo di scienziati dell’IFOM di Milano guidati da Marco Foiani in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, che verrà pubblicato domani su Cell.


 


«Da diversi anni si sapeva che il Dna delle cellule tumorali è estremamente fragile – spiega Foiani –. Quello che però non avevamo ancora compreso era il motivo di questa fragilità». Il team di ricercatori ha trovato la tessera mancante di questo complesso puzzle studiando due processi fondamentali della vita della cellula: la copiatura - o replicazione - del Dna e la sua trascrizione.


 


Particolarmente delicato risulta il momento in cui il processo di replicazione giunge a interessare quelle zone di Dna che si trovano ancorate in punti particolari dell’involucro che circonda il nucleo cellulare, sede dei cromosomi: questi punti funzionano come trappole per il Dna che sta per essere replicato perché la doppia elica è come se fosse incatenata da un lato e ritorta dall’altro.
I ricercatori, concentrando l’attenzione su questa specifica fase, hanno scoperto che la cellula sana è capace di orchestrare finemente replicazione e trascrizione. Fronteggia i rischi connessi impiegando le proteine dei suoi sistemi di sorveglianza, oltre che nei processi già noti di rilevazione e riparazione dei danni al Dna, anche in un compito finora mai descritto: modificare le strutture dei punti di ancoraggio per liberare il Dna da queste «trappole», alleviandone così la tensione, riducendone la rigidità e aumentandone la plasticità.


 


La scoperta permette di comprendere un aspetto fondamentale della biologia tumorale. «Nella situazione in cui nella cellula sono presenti difetti nei sistemi di sorveglianza – spiega Rodrigo Bermejo, collaboratore di Foiani, – lo scontro tra replicazione e trascrizione genera una rigidità non risolta nel cromosoma, che può degenerare portando il Dna alla rottura. Di fatto, quindi, la grossa differenza tra una cellula normale e una cellula tumorale in cui il 'checkpoint' è alterato è che nella cellula tumorale il Dna è molto più rigido, quindi più fragile e predisposto a rompersi con maggior facilità. Nella cellula tumorale – continua lo scienziato – priva dei sistemi di sorveglianza lo scenario si fa sempre più drammatico se si pensa al ritmo forsennato e incontrollato con cui essa prolifera e quindi replica il proprio DNA e al fatto che a tutto questo si associa uno stravolgimento dei programmi di trascrizione».