Reni e cuore,
ecco i modi per
salvarli
I dati - I risultati dello studio mostrano che in totale l’8% della popolazione generale italiana, uomini e donne, ha un danno renale cronico. Di questo 8% totale, il 5% ha una forma iniziale e il 3% una forma più avanzata. Il dato rilevante è che si è visto che esiste una stretta correlazione tra rene e cuore: un rene che funziona male compromette anche il funzionamento del cuore. “Si stima che un soggetto con il 40% della funzione renale ha un rischio di incidenti cardiovascolari 10 volte maggiore rispetto ad un soggetto con normale funzione renale - spiega Francesco Pizzarelli, segretario Sin e direttore del reparto di Nefrologia all’Ospedale S.M. Annunziata di Firenze -. I soggetti anziani, obesi ed ipertesi con danno renale cronico presentano un rischio cardio-vascolare ancora maggiore”.
La prevenzione - La prevenzione resta uno dei punti saldi per salvaguardare la salute. Passi avanti arrivando dalla diagnostica. Le analisi del sangue e delle urine, di tre diverse proteine, oggi sono in grado di evidenziare subito un’insufficienza renale acuta anche iniziale. Si tratta di strumenti diagnostici che si aggiungono a quelli tradizionali dell’analisi delle urine e creatininemia.
Le tre proteine - L’aumento repentino di 100-1000 volte del livello di Ngal - la proteina che, in un soggetto sano, è contenuta in piccole quantità nelle urine e nel plasma - indica la presenza di un danno renale, già a partire da due ore dalla sua insorgenza.
La Cistatina C è una proteina serica presente nel sangue che, filtrata dal rene, fornisce indicazioni sullo stato di funzionalità dell’organo: l’analisi del suo valore si rivela utile, in particolare, nella diagnosi di insufficienza renale soprattutto nella valutazione di pazienti cirrotici, obesi, malnutriti e con ridotta massa muscolare.
Infine, la molecola Bnp, utilizzata nella diagnosi dello scompenso cardiaco, è un importante fattore prognostico di morbilità e mortalità cardiovascolare nei pazienti in dialisi. I risultati molto promettenti ottenuti finora in studi osservazionali suggeriscono che il Bbp potrebbe essere utilizzato anche per il monitoraggio dell’efficacia della terapia in questi pazienti.
“Bisogna mirare ad una diagnosi precoce di malattia renale, quando i reni sono infiammati e sofferenti perdono proteine o sangue nelle urine ma hanno ancora capacità di depurare l’organismo, perché più tardi si possono al massimo limitare i danni e la velocità di perdita di funzione, ma non più guadagnare la guarigione”, spiega la professoressa Rosanna Coppo, presidente Sin.
di redazione (23/09/2011)

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