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Non solo bigiotteria,
l'allergia al nichel si rischia
anche con il liquore alla liquirizia
Orecchini, occhiali, bottoni, utensili per la cucina e ovviamente monete. È dura la vita di chi soffre di allergia al nichel, un metallo contenuto in molti accessori di uso quotidiano. L’allergia al nichel è in forte espansione: si stima che interessi il 10-15% della popolazione, con punte fino al 20% nelle donne e al 4-7% negli uomini. Una crescita che interessa soprattutto i paesi industrializzati, i più interessati dalla diffusione di prodotti domestici contenenti nichel. Ma non solo.
Oltre a trovarsi tra le mani un oggetto che lo contiene senza saperlo, anche il cibo può diventare off-limits.
In questo caso la reazione è sistemica - si chiama “allergia sistemica al nichel solfato” (Snas) - e la dieta può diventare fonte di problemi con “sintomi quali orticaria persistente disseminata, eczema diffuso, dolori addominali, altri disturbi gastrointestinali a dimostrazione che il nichel alimentare abbia un ruolo ben definito nella sintomatologia”, spiega Domenico Schiavino, direttore del Servizio di Allergologia del Policlinico Gemelli di Roma.
La lista di alimenti proibiti è lunga, ma non bisogna dire addio per sempre ai piaceri per la tavola. Tra gli alimenti ricchi di nichel ci sono molti prodotti base della dieta mediterranea: pomodoro, legumi, molti vegetali a foglia verde come spinaci, lattuga, ma anche asparagi, broccoli, carciofi, carote e sedano, i prodotti a base di farina integrale e molti altri. Anche un bicchierino di liquore alla liquirizia può far scattare l’allarme: la diagnosi arriva grazie “specifiche diete di eliminazione e con test di provocazione specifici”, spiega Schiavino. “Mentre nelle forme semplicemente da contatto il vaccino non ci ha finora aiutato”, spiega l’esperto, chi soffre dell’allergia sistemica hanno una chance in più. “I pazienti con effetti favorevoli dalla dieta povera di nickel e test di provocazione positivo possono beneficiare della terapia desensibilizzante specifica che - conclude l’allergologo - nell'arco di circa 10 mesi consente ai pazienti di reintrodurre senza danno nella loro dieta gli alimenti ricchi di nickel".
di Cosimo Colasanto (25/10/2011)

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