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Troppo ottimisti?
È un difetto cerebrale

Essere ottimisti sempre e in modo inguaribile è una questione cerebrale. A spiegarlo è un gruppo di studiosi del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging dell'University College London (Regno Unito) che in uno studio pubblicato su Nature Neuroscience hanno dimostrato che una funzione «difettosa» dei lobi frontali porta a vedere il bicchiere mezzo pieno sempre, anche quando all'interno c'è solo una goccia d'acqua.

 

I ricercatori hanno sottoposto 19 volontari a risonanze magnetiche mentre li informavano che sarebbero andati incontro a degli eventi spiacevoli di diversa gravità (diagnosi di cancro, di Parkinson, furto d'auto) e li hanno poi invitati a compilare dei test di personalità volti a rilevare il livello di ottimismo di ognuno. Durante la seconda parte dell'esperimento ai volontari è stata comunicata una seconda notizia che peggiorava o migliorava quella ricevuta nella prima parte dello studio: i ricercatori hanno così rilevato che i partecipanti mostravano una maggiore attività nei lobi frontali del cervello quando le seconde informazioni erano migliori delle prime, il che serviva per «ricalcolare» le proprie aspettative su quello che sarebbe accaduto. Quando le nuove notizie, invece, erano peggiori delle prime, tanto più ottimisti risultavano i partecipanti - secondo il questionario di personalità - tanto più le loro regioni cerebrali frontali tendevano, semplicemente, a non considerarle.


Più ottimisti si è, quindi, più non si riescono a vedere le cose negative. Il che, alle volte, può anche essere un bene. Ma non sempre, suggerisce Tali Sharot, tra le firme dello studio: «Vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto può essere una cosa positiva, perché è un meccanismo che riduce lo stress e l'ansia e questo è un bene per la nostra salute. Ma può anche portare a intraprendere meno facilmente azioni precauzionali, come praticare sesso sicuro o mettere da parte i soldi per la pensione».

di Miriam Cesta (25/01/2012)

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