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Arterie e cuore "ko"
se si mangia mercurio

L`esposizione al mercurio, anche se in piccole dosi, sarebbe in grado di provocare conseguenze nocive sul funzionamento delle arterie. A dirlo è uno studio pubblicato sull`American Journal of physiology-heart and circulatory physiology, che ha confermato come l`elemento chimico possa essere annoverato con certezza tra i fattori che aumentano la possibilità di insorgenza di malattie cardiovascolari.
La ricerca ha dimostrato come basse concentrazioni di mercurio, somministrate nel lungo periodo, possano avere un effetto dannoso sul sistema circolatorio. “L`impatto del mercurio - dice Mercedes Salaices, uno degli autori dello studio - potrebbe essere comparato all`impatto prodotto dagli altri fattori connessi al rischio cardiovascolare come l`ipertensione, il diabete o l`ipercolesterolemia”.
Come? L`esposizione al mercurio danneggia i vasi sanguigni, provocando disfunzioni endoteliali e quindi la perdita delle caratteristiche del tessuto che ricopre la superficie interna di vene e arterie. Il mercurio incrementa la pressione ossidativa mettendo "ko" un elemento che fa da vasodilatatore: “Le arterie si contraggono di più – spiega Salaices - e si rilassano di meno per la minore presenza di ossido nitrico”.
L`Agenzia europea per l`ambiente (Eea) ha emanato delle raccomandazioni: il limite alla concentrazione del sangue è di 5.8 nanogrammi per millilitri di mercurio. Al di sotto di questo livello non dovrebbero esserci effetti dannosi. Nella popolazione mondiale la concentrazione di mercurio nel sangue è in media di 1ng/ml. Ma coloro che lavorano in ambienti inquinati registrano una concentrazione nel sangue che oscilla tra i 7 e i 10 ng/ml. E per coloro che mangiano frequentemente pesce si possono raggiungere anche i 5.6 ng/ml circa.
La tossicità del mercurio è nota sin dall`antichità: i romani erano infatti già a conoscenza dell`effetto del metallo sul sistema nervoso centrale e sui reni. In età moderna gli effetti nocivi dell`elemento emersero principalmnte nell`Inghilterra dell`Ottocento, quando le malattie mentali si diffusero tra i produttori di cappelli, che ne utilizzavano in grandi quantità per lavorare il feltro. In piccolissime dosi è presente in elementi chimici che svolgono un`azione antimicotica e antisettica utilizzati per i disinfettanti e in alcuni  vaccini, ma il rischio maggiore di "mangiare" mercurio arriva dal consumo di pesce inquinato

di lidia baratta

Data: 28/10/2008

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