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Pillola-peso

Pillola contraccettiva:
aumento uso incrementa
cancro prostata?

L'uso della pillola contraccettiva può aumentare il rischio di sviluppo del tumore alla prostata. L'originale legame, di cui si parla in uno studio pubblicato su BMJ Open, è stato rilevato grazie all'esame dei dati raccolti dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro e dal Report sull'uso dei contraccettivi stilato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.


I ricercatori hanno esaminato i dati sulle neoplasie a livello mondiale negli ultimi 40 anni e li hanno incrociati con i metodi anticoncezionali in uso per capire se il contraccettivo utilizzato potesse influenzare l'insorgenza di alcuni tumori. I ricercatori hanno così rilevato che, indipendentemente dalla ricchezza delle nazioni esaminate, l'uso della contraccezione orale da parte delle donne, cresciuto «a dismisura» negli ultimi 40 anni, avrebbe provocato, a livello mondiale, un aumento dell'incidenza del tumore alla prostata e una crescita del numero dei decessi per questa neoplasia. L'uso di dispositivi intrauterini, preservativi o altre «barriere» vaginali non provocherebbe, invece, alcun aumento del rischio.

 

Secondo gli autori - che spiegano che la loro ricerca necessita di ulteriori studi per essere confermata e che attualmente è prematuro parlare di nesso causa-effetto - l'uso sempre più diffuso della pillola provocherebbe un aumento, a livello ambientale, della dispersione - tramite l'urina di chi fa uso del contraccettivo - dei sottoprodotti del metabolismo di questi farmaci tra cui alcuni «distruttori endocrini», sostanze caratterizzate dalla capacità di interferire con il funzionamento del sistema endocrino e capaci quindi di interferire con lo sviluppo della neoplasia. Questi, spiegano gli autori, finiscono poi nella catena alimentare, esponendo al rischio tutta la popolazione.

 

Non solo alla prostata: i ricercatori hanno anche rilevato che l'uso della pillola potrebbe essere connesso anche all'aumento dell'incidenza di tumori ai testicoli, alla tiroide, alla mammella e all'endometrio, tutti tessuti considerati «sensibili agli ormoni».

di Miriam Cesta (16/11/2011)

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