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E una pinta di birra per il cuore?
«Basta non eccedere»

Nella gara tra vino e birra, la seconda si prende la sua rivincita, ma a trionfare sicuramente sono solo coloro che bevono con moderazione. Parola dei ricercatori della Fondazione “Giovanni Paolo II” di Campobasso che per la prima volta hanno individuato l’associazione tra un consumo moderato o basso di “bionde” e “rosse” e la salute cardiovascolare. Secondo lo studio pubblicato sull’European Journal of Epidemiology, infatti, l’assunzione di poco meno di mezzo litro di birra con un gradazione alcolica bassa (5%) è associata a effetti positivi sul cuore. Tuttavia “la protezione si ha solo quando il consumo è basso o moderato, mentre con un consumo crescente svanisce fino al punto che il rischio diventa più alto dei benefici”, spiega Simona Costanzo che ha coordinato la revisione delle ricerche dedicate all’argomento che in alcuni casi hanno permesso di stabilire anche un confronto diretto con il vino. I vantaggi legati al vino sono già noti, stimati in una riduzione del 31% della mortalità cardiaca tra coloro che fanno un consumo modesto rispetto ai non bevitori. “Non sarà mai abbastanza sottolineare che si tratta di un consumo moderato e regolare”, spiega Augusto Di Castelnuovo che guida l’Unita Statistica della Fondazione.

 

“I dati riportati dalla nostra meta-analisi non possono essere estrapolati per tutte le categorie - continua Di Castelnuovo - Nelle giovani donne ancora in età fertile, per esempio, l’alcol può aumentare il rischio di alcuni tipi di cancro che potrebbe ridurre il beneficio dato dalle bevande alcoliche alla salute”. Su cosa accomuni vino e birra nella loro azione pro-cuore, invece, il dibattito è ancora aperto. Il contributo dell’alcol è ancora in discussione, mentre è quasi certo che ad agire in maniera benefica siano i polifenoli, antiossidanti naturali contenuti in entrambe le bevande.

di Cosimo Colasanto (16/11/2011)

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