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Dislessia: quando la parola è «incompresa»

Disturbi nella lettura, nella scrittura e nel calcolo: quante volte si è sentito affermare dalle maestre "questo bambino non sa leggere", "è svogliato", "scrive male"? E poi la raccomandazione ai genitori: "Dovete farlo lavorare di più a casa, evidentemente non si esercita abbastanza". E invece no. Sarebbe bello se i bambini dislessici riuscissero a risolvere i loro problemi esercitandosi un po` più a lungo nei compiti a casa, e invece non è così facile. Per far conoscere meglio questa sindrome, classificata tra i Disturbi specifici dell`apprendimento (Dsa), l`Associazione italiana dislessia (Aid) presenterà oggi, in occasione del Congresso nazionale che si terrà dal 31 ottobre al 1 novembre, il Libro bianco "Dislessia e diritti negati - testimonianze di genitori e figli".
Sono circa 350 mila in Italia i ragazzi affetti da dislessia, che genera problemi nella lettura più o meno gravi e che spesso si accompagna anche a difficoltà più o meno accentuate nella scrittura (disortografia) e nel fare i calcoli (discalculia). Una disabilità cognitiva, nonostante riguardi circa un milione e mezzo di italiani, ancora poco conosciuta. 
I problemi nella lettura e nella scrittura, spiegano dall`Aid, non dipendono da deficit mentali: questi individui sono infatti dotati di intelligenze assolutamente nella norma, quando non superiori alla media. Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie, poiché non riesce a farlo in maniera automatica: per questo si stanca rapidamente, commette errori e rimane indietro rispetto ai propri compagni di classe.
Per cercare di agevolare questi bambini basterebbero alcuni semplici interventi: "Dare più tempo nei compiti scritti, permettere di usare computer, registratori e calcolatrici", spiega Roberta Penge, neuropsichiatra e presidente Aid. E, soprattutto, non far copiare dalla lavagna e non far leggere ad alta voce, che sono tra le cose che più umiliano e frustrano i piccoli dislessici.
Ma ci sono ancora molti pregiudizi, soprattutto legati all`ignoranza che circonda questo disturbo: "La dislessia è causata da una disfunzione neurobiologica costituzionale - conclude Penge - ma c`è ancora chi la attribuisce a svantaggi sociali o formazione inadeguata, umiliando i ragazzi e colpevolizzando le famiglie".

di m.c.
Pubblicato il 29/10/2008