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«Neomamme» in carriera
più serene:
il lavoro giova alla salute?

Le neomamme che lavorano sono più in salute, hanno meno problemi di depressione e riescono a seguire meglio i figli rispetto alle mamme che rimangono in casa appositamente per stare con i bambini. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Family Psychology da un gruppo di ricercatori della University of North Carolina (Usa) guidati da Cheril Buehler che per 10 anni hanno seguito 1300 donne alle prese con pannolini e pappe.

 

Se le mamme lavoratrici a tempo pieno e quelle a tempo parziale godono di una migliore salute mentale e fisica rispetto alle mamme casalinghe, si legge nello studio, quelle che però riescono a seguire al meglio i piccoli sono le lavoratrici part-time: queste ultime, infatti, a differenza delle neomamme che rimangono a casa, riescono a trarre il giusto giovamento dal proprio lavoro senza, però, sottrarre eccessivo tempo alla cura della prole, come invece accade alle mamme che lavorano full-time e che quindi trascorrono molte ore fuori casa.

 

Del campione esaminato, 1 donna su 4 era lavorava a tempo parziale e trascorreva da 1 a 32 ore fuori casa ogni settimana a seconda dell'età del bambino: dallo studio è emerso che le lavoratrici «parziali» si interessano delle attività pomeridiane dei bambini - dai giochi ai compiti a casa - molto più delle lavoratrici full-time, e trascorrono con i piccoli la stessa quantità di tempo delle mamme casalinghe, ma in modo qualitativamente migliore.

 

«I datori di lavoro tendono a utilizzare il lavoro part-time come una strategia di risparmio e spesso considerano i lavoratori a tempo parziale come non degni di investimento e di avanzamenti di carriera - spiega Marion O'Brien, coautrice dello studio -. Dal nostro studio emerge che il lavoro part-time sembra contribuire al mantenimento del benessere familiare. Probabilmente molte madri - e anche molti padri - lo sceglierebbero, se venisse riconosciuto dai datori di lavoro come un legittimo approccio per la costruzione di una carriera mantenendo, allo stesso tempo, una vita familiare serena».

di Miriam Cesta (06/02/2012)

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