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Protesi Pip, gli esperti: “Al momento nessuna prova che causino il cancro”. L'avvio al censimento

Sono disorientate e spaventate le donne che hanno una protesi mammaria Pip prodotta dall’ormai famigerata Poly Implant Prothèse, l’azienda francese che ha chiuso i battenti prima esplodesse il caso dei suoi impianti al silicone fragili e pericolosi a rischio rottura. La prima risposta alle loro preoccupazioni è arrivata dal ministro della Salute che con un’ordinanza pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’ultimo giorno del 2010 ha dato il via al censimento di tutti i casi di impianto di Pip a partire dal primo gennaio 2001. L'ordinanza, informa il ministero in una nota, impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni un elenco nominativo: la lista resterà a esclusiva disponibilità delle strutture, a garanzia della privacy dei pazienti. A riceverla saranno le Asl di riferimento con la data di ciascun intervento d'impianto. Le Regioni avranno poi altri dieci giorni di tempo per inviare tutti i dati al Ministero. Intanto la psicosi tra le donne - 4000 o 5000 secondo le prime stime - si sta diffondendo.

 

Anche additivi chimici - A moltiplicare le preoccupazioni la rivelazione fornita da alcuni organi di stampa europei che tra i componenti delle protesi mammarie, oltre a silicone di scarsa qualità, acquistato (e venduto) dalla ditta produttrice a costi 10 volti inferiori a quelli di mercato, ci sarebbero anche additivi chimici, baysilone, silopren e rhodorsil, resine utilizzate per produzioni di carburanti, gomma, computer e anche alimenti, ma mai sperimentati, né tanto meno approvati, per uso clinico.

 

Il parere dell'oncologo - È normale che il primo timore è che una rottura possibile sia fonte della diffusione nell'organismo di agenti che provocano il cancro. Secondo le associazioni di consumatori francesi sarebbero già 15 le donne che hanno sviluppato un adenocarcinoma tra quelle che avevano una protesi Pip risultata difettosa. Si tratta di numeri che però non trovano conferma nel mondo scientifico. “Al momento non esistono studi scientifici e dati che mettano in relazione le protesi al seno con il cancro", rassicura l’oncologo Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano. “Non alimentiamo paure esagerate, certo ci sono rischi di rottura e quindi di infiammazione, ma dati epidemiologici accertati circa il rischio che questo possa provocare il cancro - continua l’esperto - non ne abbiamo, ma potrebbero essere raccolti in breve tempo”.

 

Gli esami da fare - “Il ministero della Salute ribadisce quanto già affermato dal Consiglio superiore di sanità, cioè che non esistono prove di un legame tra le protesi Pip (Poly Implant Prothèse) e l'insorgere di tumore, ma esiste solo una maggiore probabilità di rottura delle protesi”, conferma il chirurgo estetico Roberto La Monaca che opera a Palermo e che ha giocato d’anticipo informando anche via twitter e attraverso il suo sito personale le proprie pazienti di non aver mai usato protesi mammarie Pip. Un uso intelligente dei nuovi mezzi di comunicazione condiviso da altri colleghi, subissati in queste ore da richieste di chiarimenti da clienti disorientate e impaurite. “La paziente che sa di essere stata sottoposta a impianto mammario con protesi Pip - ricorda lo specialista - deve mettersi in contatto con il chirurgo che ha realizzato l’intervento il quale valuterà, anche con esami ecografici, lo stato dell’impianto, e deciderà la convenienza di rimozione e sostituzione delle protesi”.

 

di Cosimo Colasanto
Pubblicato il 03/01/2012