Un lutto può «fermare»
il cuore
La perdita di una persona cara fa male al cuore. Secondo uno studio pubblicato su Circulation e condotto su circa 2.000 persone il rischio di un infarto è 21 volte più alto il giorno in cui si verifica e viene a conoscenza della morte di un familiare e sei volte maggiore nella settimana successiva. Dolore al petto e mancanza di respiro devono quindi essere considerati spie di qualcosa che non va, dicono i ricercatori, che suggeriscono quindi di vigilare sulla salute dei familiari colpiti da un lutto, soprattutto quando è presente una persona con problemi cardiovascolari noti.
L’allarme, tuttavia, non è solo per chi è già malato di cuore. Una forte emozione può infatti comportare una reazione fisica grave anche in chi è un buona salute: aumento della pressione arteriosa e accelerazione del battito cardiaco improvvisi possono innescare un infarto cardiaco. Più a rischio sono le donne, soprattutto nel lungo periodo.
Uno studio precedente pubblicato sull’American journal of Cardiology aveva descritto reazioni simili anche alla fine di una storia di amore. Viene definita “sindrome del cuore spezzato” ed è un disturbo causato da shock emotivi - come una brutta notizia, un lutto o la fine di un amore - che presenta gli stessi sintomi di un attacco cardiaco, ma senza le stesse conseguenze. Si chiama “cardiomiopatia di Takotsubo”: i pazienti manifestano sintomi del tutto simili a un attacco cardiaco, tra cui dolore toracico e mancanza di respiro.
Quali, allora, le differenze tra la sindrome del cuore spezzato e l`attacco cardiaco? Prima tra tutte, la tempistica di risoluzione del malore: nonostante in un caso su cinque si siano resi necessari trattamenti d’ emergenza come l’uso del defibrillatore, infatti, tutti e 70 i pazienti studiati sono stati dimessi entro le 48 ore successive all`avvertimento del dolore.
di red. (12/01/2012)

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