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Provetta

Epatite C:
bloccare il virus,
riducendo grasso nel fegato

Rendere inospitale il fegato all'ospite indesiderato, il virus dell'Epatite C, malattia infettiva tra le più diffuse a livello globale: 170 milioni di persone malate. Gli infettivologi della University of British Columbia stanno cercando di affilare le armi nei confronti della malattia per la quale ci sono attualmente buoni strumenti farmacologici di cura, ma nessun vaccino. L'intervento precoce resta la barriera migliore: la malattia, infatti, si può presentare senza sintomi, ritardando il momento della terapia.

Francois Jean e colleghi del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia e direttore Scientifico del Fondo per le Malattie Infettive e della Ricerca Epidemic hanno ora scoperto - il loro studio è pubblicato su PLoS Pathogens - che si potrebbe agire direttamente sul meccanismo con cui il virus si moltiplica, la replicazione virale, per fronteggiarne la diffusione e in sostanza anticipare la malattia.  "Quando l'Hcv infetta una persona, ha bisogno di piccole porzioni di grasso nel fegato per formare nuove particelle virali e questo processo provoca l'accumulo di grasso nel fegato e porta alla fine alla disfunzione cronica dell'organo", spiega Jean. Di qui l'idea, che in laboratorio sembra funzionare, di ridurre queste "officine" composte dai grassi del fegato in modo da rendere difficile la vita al virus, prima che la sua diffusione comporti danni irreparabili al fegato, di cui la cirrosi epatica è conseguenza nel 17% dei casi.

 

di red. (17/01/2012)

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