X

Ti potrebbe interessare anche

Sclerosi multipla: l'interazione tra due virus all'origine della patologia?

  • Ico_email
  • print
  • Ico_ingrandisci_carattere
  • Ico_diminuisci_carattere
Doppler

Carlo Pozzilli: «Ccsvi,
le ricerche vanno avanti
In campo nuove molecole»

Professor Carlo Pozzilli, sono passati più di due anni da quando il professor Paolo Zamboni ha ipotizzato un collegamento tra una malformazione delle vene transcraniche, la Ccsvi, e la Sclerosi multipla. A che punto siamo oggi?

Gli studi condotti dal professor Paolo Zamboni hanno acceso molte speranze tra i malati e molti dibattiti all’interno della comunità scientifica. La Ccsvi è una malformazione che determina un’anomalia del flusso di sangue causato da un restringimento delle principali vene di deflusso del sistema nervoso centrale a livello del collo, del torace e della colonna vertebrale. Ci sono oggi alcune evidenze che parlano a favore di una associazione tra Ccsvi e Sm e ulteriori studi epidemiologici attualmente in corso ci diranno se il dato è consistente. Nel nostro Centro (il Centro per la Sclerosi Multipla dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, ndr) abbiamo recentemente osservato anomalie venose presenti in ragazzi molto giovani con età inferiore ai 18 anni e all’inizio della malattia che supportano la considerazione che la Ccsvi possa rappresentare una condizione antecedente e non essere conseguente alla malattia. La Ccsvi dunque, se pur non è certamente la causa della malattia, potrebbe costituire un elemento aggravante il decorso della malattia.



La tecnica basata sulla disostruzione delle vene proposta da Zamboni potrebbe migliorare la circolazione e di conseguenza ristabilire una buona ossigenazione dei tessuti, dando sollievo dai sintomi. Tuttavia ad oggi non sono ancora disponibili dati relativi a studi controllati e condotti in modo accurato mirati ad accertare la durata e la consistenza dei benefici riferiti da alcuni ma non da tutti i pazienti sottoposti ad intervento di disostruzione. È di fondamentale importanza allo stato attuale però che, al di là del chiacchiericcio mediatico, passi alle persone il messaggio corretto di non abbandonare le terapie tradizionali pensando che la disostruzione sia la soluzione ai loro problemi.


Quali sono le evidenze scientifiche contrarie al trattamento Zamboni?
Soprattutto dall’Italia sono venute fuori esperienze che non hanno confermato l’associazione tra Ccsvi e Sm. Sono stati pubblicati i risultati dei colleghi di Padova e di Roma, dell'Università di Tor Vergata, che mettono infatti in dubbio tale associazione. Purtroppo come dicevo, esistono problemi tecnici relativi alla metodica doppler o anche alla stessa flebografia che possono rendere i risultati poco replicabili. Ad oggi i dati più consistenti in termini numerici sono quelli forniti dal professor Zivadinof dell’Università di Buffalo, negli Usa, che ha riscontrato la Ccsvi in più della metà dei pazienti con Sm in modo particolare in quelli con malattia progressiva e solo in circa un quarto nei soggetti di controllo.

Allo stato quali sono gli sviluppi delle sperimentazioni della terapia-Zamboni nelle altre nazioni, fuori dall'Italia?
Personalmente rimango ottimista nella possibilità che la ricerca in tempi brevi possa fornire ai pazienti le giuste risposte in quanto molte sperimentazioni sono attualmente in corso in diversi paesi, primi fra tutti gli Stati Uniti ed il Canada. Vorrei per esempio citare uno studio in corso negli Stati Uniti e presentato al Convegno ECTRIMS in Amsterdam lo scorso autunno in cui lo stato delle vene nelle persone affette da Sm rispetto a quello di persone non affette veniva verificato a livello autoptico. Infatti tutte le tecniche utilizzate in vivo per valutare il sistema venoso incluso il doppler, la flebografia e l’angio RM possono fornire false informazioni. Un altro studio degno di essere menzionato è quello che è in corso in Canada su una ampia popolazione pediatrica di Sm, tale studio sarà in grado di verificare l’incidenza di Ccsvi in tale popolazione e quindi confermare o meno i dati scaturiti dalla nostra esperienza romana su una casistica limitata.


La decisione dello stanziamento da parte dell'Emilia-Romagna apre la questione della sperimentazione in ambito pubblico. Come giudica questo passaggio?
Non è la prima volta in realtà che le Regioni diano finanziamenti per sperimentazioni in ambito clinico soprattutto quando la necessità di approfondire alcune conoscenza nasce da una richiesta pressante dalla parte della comunità. Ad esempio ricordo che anni fa la regione Lazio finanziò una ricerca sull’Interferone beta nella Sm in quanto non era ancora possibile l’accesso diretto al farmaco. Fondamentale tuttavia che tale esperienze siano supportate da una metodica scientificamente validata e da protocolli disegnati da esperti del settore.


In attesa di avere dei dati più precisi, quali sono a suo parere le maggiori novità per il trattamento della Sm?
Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata su farmaci in grado di prevenire la formazione di nuove lesioni nel sistema nervoso e quindi alla prevenzione delle ricadute tipiche della malattia. L’inizio in fase precoce di tali farmaci oggi è in grado di arrestare o comunque rallentare il decorso malattia evitando che il paziente accumuli nel corso degli anni quella disabilità che tanto influisce negativamente sulla qualità di vita del soggetto cosi come dell’intera famiglia. Questo oggi è possibile. Ciò che invece oggi non abbiamo sono farmaci ad azione riparativa, farmaci cioè in grado ad esempio di promuovere la rimielinizzazione. Tuttavia proprio in questi mesi si sta avviando a livello internazionale una ricerca di fase II su un anticorpo in grado di bloccare una proteina che sembrerebbe inibire il processo di rimielinizzazione (Lingo 1).


All'interno del panorama futuro, che ruolo svolge la recente introduzione della cosiddetta "terapia orale"?
La ricerca farmacologica si è concentrata negli ultimi anni sullo sviluppo di molecole che si potessero assumere per via orale proprio per facilitare l’aderenza al trattamento e per superare le difficoltà che i pazienti incontrano dopo anni di terapie per via iniettiva quali l’Ifn beta o il Glatiramer Acetato. Fra le molecole orali il Fingolimod della Novartis è stato di recente approvato anche in Italia e viene praticato nel caso di insoddisfacente risposta alla terapia immunomodulante. Sebbene sicuramente più conveniente proprio perché somministrato per via orale, il farmaco richiede tuttavia un monitoraggio accurato da parte del personale sanitario in quanto trattasi di farmaco innovativo la cui esperienza clinica è ancora limitata. È infatti stata prevista l’attivazione ed aggiornamento di un registro on-line di sorveglianza da parte dei Centri Sm dove il farmaco verrà prescritto. Infine altre molecole orali sono al vaglio delle Autorità Regolatorie pronte per essere presto immesse sul mercato e fra queste è da menzionare il Dimetilfumarato (BG12) della Biogen Idec e la Teriflunomide (Sanofi Aventis).

di Cosimo Colasanto (15/03/2012)

Lascia un commento

Fai una domanda

I commenti sono editati da parte della redazione.

Commenti dei lettori

    • elisabetta Summa29/03/2012
    • TUTTO GIUSTO PROFESSORE !!!Solo che chi sta peggio di me ,e forse lo farei anch'io,se incappa in qualche truffatore si fa fare di tutto ...speriamo solo che i viaggi della speranza non producano vittime ! Buona Pasqua !