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Un esame del sangue per predire infarto e ictus

Scoperto un metodo per predire il rischio di rottura delle placche aterosclerotiche. Secondo un gruppo di ricercatori guidati dagli scienziati dello Scripps Research Institute di La Jolla (Stati Uniti) i pazienti che hanno una maggiore probabilità di andare improvvisamente incontro a questo evento e, quindi, a un infarto o a un ictus hanno un maggior numero di cellule endoteliali – quelle che formano il rivestimento interno dei vasi sanguigni – nel sangue. Lo studio che ha portato a questa scoperta, pubblicato sulle pagine di Science Translational Medicine, ha dimostrato che questo tipo di approccio permette di riconoscere il 91,5% dei pazienti a rischio.

 

L'importanza dello sviluppo di una metodica di questo tipo è amplificata dal fatto che al momento non esistono test in grado di predire la rottura delle placche. Non solo, la tecnica si basa su un'analisi delle cellule endoteliali in circolo effettuata con un sistema già disponibile in commercio che permette di riconoscere una proteina presente sulla superficie di queste cellule utilizzando nanoparticelle magnetiche rivestite con un anticorpo specifico.

 

L'analisi può essere approfondita colorando le cellule con un marcatore fluorescente. In questo modo, spiegano gli autori, è possibile riconoscere i pazienti a rischio perché le loro cellule endoteliali hanno un aspetto caratteristico: sono 2,5 volte più grandi e hanno un nucleo di dimensioni doppie rispetto alle cellule degli individui non a rischio.

 

In base ai risultati ottenuti in questa ricerca è possibile ipotizzare che le arterie danneggiate rilascino cellule dell'endotelio nel circolo sanguigno. La possibilità di identificarle rappresenta un marcatore del rischio di dover avere a che fare con gravi problemi cardiovascolari.

di Silvia Soligon
Pubblicato il 14/06/2012