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Inibire la proteina Csb: un’arma in più contro il tumore

La terapia antitumorale ha un nuovo target da colpire per fare un ulteriore passo in avanti: la proteina Csb (Cockayne syndrome b), responsabile del meccanismo che porta le cellule tumorali ad adattarsi a vivere in condizioni di ipossia, e quindi a proliferare nonostante condizioni non ottimali. A rivelarlo è una ricerca dell’Università della Tuscia di Viterbo finanziata dall`Airc, l`Associazione italiana per la ricerca sul cancro, e condotta da un gruppo di studiosi guidati da Luca Proietti De Santis.
L`ipossia, ovvero la riduzione dell`ossigeno a livello cellulare e tissutale, è una condizione patologica che contraddistingue a livello fisiologico le cellule tumorali da quelle normali. Le cellule neoplastiche, infatti, a differenza di quelle sane, riescono a sopravvivere anche in ambienti poco ossigenati.
La ricerca, pubblicata sul numero di ottobre dell`Embo journal, ha evidenziato che proprio l’ipossia comporta delle alterazioni nell’espressione genica che riguardano due fattori di trascrizione, il p53 e l`HIF-1, a loro volta responsabili della proliferazione e della morte delle cellule tumorali. L’attivazione del fattore di trascrizione p53 (noto come “tumour suppressor”, ovvero “soppressore di tumore”) “promuove l’induzione di geni che determinano l’arresto della proliferazione cellulare e l’attivazione del processo apoptotico che porta le cellule a morire. Alternativamente, una catena di eventi molecolari innescata da HIF-1 può prevenire la morte delle cellule attivando risposte di adattamento che promuovono dei processi che favoriscono la proliferazione e la sopravvivenza cellulare”, spiega Proietti De Santis. A seconda, quindi, che a prevalere sia l`azione indotta da HIF-1 o quella indotta da p53, “dipendono la vita  o la morte delle cellule e dei tessuti interessati, e quindi la progressione del tumore”.
Attraverso questo studio i ricercatori hanno dimostrato che la proteina Csb è indotta da HIF-1 e va a legare la proteina p53 variandone negativamente la funzionalità. Quando, viceversa, viene a mancare la proteina Csb, la capacità della proteina p53 di attivare il meccanismo di soppressione del tumore prevale sulla funzione di HIF-1 e ne inibisce la funzione.  “Crediamo che la proteina Csb possa rappresentare un valido target strategico nella terapia antitumorale”, continua lo studioso.
Il prossimo passo, adesso, è in laboratorio. Inibire l’attività della proteina Csb, in combinazione con la somministrazione di farmaci che danneggiano il Dna, conclude Proietti De Santis, potrebbe rappresentare una nuova cura “per colpire su due fronti le cellule tumorali: rendendole meno capaci di riparare il danno, e quindi più sensibili alla terapia chemioterapica, e diminuendone la capacità di adattamento all’ipossia”. 

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Pubblicato il 31/10/2008

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