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Malattie mediatiche:
se la televisione ne parla
la paura sale
Si potrebbe definire "effetto Hitchcock": prendere uno stormo di innocui volatili e trasformarli in potenziali assassini. È più o meno quello che hanno osservato, passando dal cinema alla stampa, gli studiosi della McMaster University: titoli di giornali, foto e frasi ad effetto riescono a influenzare, è proprio il caso di dirlo, la percezione delle malattie nell`opinione pubblica aumentando la paura di alcune poco diffuse ma tanto "esposte" a scapito di altre, potenzialmente più pericolose.
L`INFLUENZA DELL`INFLUENZA - La ricerca pubblicata su PLoS One afferma che le malattie che ricevono dalla stampa più attenzione e copertura appaiono più gravi di altre trascurate dai media. Il caso esemplare è quello dell`influenza aviaria confrontata alla febbre gialla. "Quando una malattia viene seguita a lungo da stampa e tv, lettori e telespettatori sono portati a percepirla come una minaccia reale", spiega Meredith Young, una delle autrici dello studio condotto dal Dipartimento di Psicologia dell`università americana. Un`osservazione banale, ma non senza conseguenze, soprattutto sul modo in cui le persone agiscono nei confronti della medicina e del proprio stato di salute.
BACILLI MEDIATICI - I ricercatori si sono concentrati su un`insolita classifica: quali sono le malattie più "mediatiche"? Scartabellando le rassegne stampa hanno individuato le prime cinque: Antrace, Sars, l`Aviaria, il virus del Nilo occidentale, e la malattia di Lyme. Più conosciute le prime tre, meno note al grande pubblico le ultime due. Per fare un esempio, la malattia di Lyme, anche conosciuta come borreliosi, è una malattia di origine batterica. Il nome si riferisce alla cittadina di Lyme, nel Connecticut, dove si verificò un`epidemia di questo male manifestatasi con un misterioso aumento dei casi di artrite, soprattutto infantile. Le maggiori indiziate della trasmissione sono le zecche. Anche se sconosciuta ai mezzi di informazione europei, basti pensare che il New York Times l`ha definita "la malattia infettiva che si diffonde più rapidamente (negli Stati Uniti) dopo l`AIDS" per capire il nesso tra titoli di giornali e paura.
MALATTIE "CENERENTOLE" - Chi conosce, invece, la tularemia, la babesiosi, la febbre gialla, la febbre di Lassa e le infezioni da Hantavirus? Pochi o nessuno. I morbi in questione, non abbastanza "fotogenici" da contendere le prime pagine agli altri, vengono menzionati raramente dai mass-media. Con un effetto paradossale: sono più diffusi e gravi dei primi cinque, ma mettono meno fifa.
Per provare l`ipotesi, i ricercatori hanno testato l`effetto Hitchcock su un gruppo di studenti di medicina, quindi potenziali "addetti ai lavori". La scoperta, sintetizzata da Young, è che "quando i mezzi di comunicazione parlano di un nuovo virus sconosciuto si genera un grande timore nel pubblico se viene interpretato come fonte di una possibile e incontrollabile epidemia". Per confermare la tesi gli studiosi hanno sottoposto allo stesso gruppo la descrizione dei sintomi delle "patologie cenerentola" come la febbre gialla, nascondendo il nome. Conclusione: gli studenti, non proprio matricole, ne erano molto più impressionati. La prova che l`effetto Hitchcock funziona: ai tempi della globalizzazione dei media, un titolo di giornale può trasformare anche un`innocente cicogna in un killer volante.
L`INFLUENZA DELL`INFLUENZA - La ricerca pubblicata su PLoS One afferma che le malattie che ricevono dalla stampa più attenzione e copertura appaiono più gravi di altre trascurate dai media. Il caso esemplare è quello dell`influenza aviaria confrontata alla febbre gialla. "Quando una malattia viene seguita a lungo da stampa e tv, lettori e telespettatori sono portati a percepirla come una minaccia reale", spiega Meredith Young, una delle autrici dello studio condotto dal Dipartimento di Psicologia dell`università americana. Un`osservazione banale, ma non senza conseguenze, soprattutto sul modo in cui le persone agiscono nei confronti della medicina e del proprio stato di salute.
BACILLI MEDIATICI - I ricercatori si sono concentrati su un`insolita classifica: quali sono le malattie più "mediatiche"? Scartabellando le rassegne stampa hanno individuato le prime cinque: Antrace, Sars, l`Aviaria, il virus del Nilo occidentale, e la malattia di Lyme. Più conosciute le prime tre, meno note al grande pubblico le ultime due. Per fare un esempio, la malattia di Lyme, anche conosciuta come borreliosi, è una malattia di origine batterica. Il nome si riferisce alla cittadina di Lyme, nel Connecticut, dove si verificò un`epidemia di questo male manifestatasi con un misterioso aumento dei casi di artrite, soprattutto infantile. Le maggiori indiziate della trasmissione sono le zecche. Anche se sconosciuta ai mezzi di informazione europei, basti pensare che il New York Times l`ha definita "la malattia infettiva che si diffonde più rapidamente (negli Stati Uniti) dopo l`AIDS" per capire il nesso tra titoli di giornali e paura.
MALATTIE "CENERENTOLE" - Chi conosce, invece, la tularemia, la babesiosi, la febbre gialla, la febbre di Lassa e le infezioni da Hantavirus? Pochi o nessuno. I morbi in questione, non abbastanza "fotogenici" da contendere le prime pagine agli altri, vengono menzionati raramente dai mass-media. Con un effetto paradossale: sono più diffusi e gravi dei primi cinque, ma mettono meno fifa.
Per provare l`ipotesi, i ricercatori hanno testato l`effetto Hitchcock su un gruppo di studenti di medicina, quindi potenziali "addetti ai lavori". La scoperta, sintetizzata da Young, è che "quando i mezzi di comunicazione parlano di un nuovo virus sconosciuto si genera un grande timore nel pubblico se viene interpretato come fonte di una possibile e incontrollabile epidemia". Per confermare la tesi gli studiosi hanno sottoposto allo stesso gruppo la descrizione dei sintomi delle "patologie cenerentola" come la febbre gialla, nascondendo il nome. Conclusione: gli studenti, non proprio matricole, ne erano molto più impressionati. La prova che l`effetto Hitchcock funziona: ai tempi della globalizzazione dei media, un titolo di giornale può trasformare anche un`innocente cicogna in un killer volante.
di cosimo colasanto (01/11/2008)

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