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Nanoparticelle-1

I giganti delle nanotecnologie

Piccolo, piccolissimo, infinitesimale. In una parola, nano. La dimensione del futuro. Riduttivo? Non si direbbe, visto che con poco si riesce a fare meglio, in tanti settori. Dall'elettronica all'energia, fino alla medicina. Le nanoscienze sono ormai protagoniste della tecnica. Una “tecnica” invisibile quanto efficace, che sta già cambiando la nostra vita quotidiana. Lo confermano gli studi e le scoperte di portata rivoluzionaria che animano il dibattito di “The future of science”, l'evento dedicato al mondo più piccolo del micro che da otto anni attrae ricercatori e appassionati a Venezia sotto la guida di Umberto Veronesi e della sua Fondazione.  "Oggi – dice Veronesi - è cambiato tutto: dal micro si passa al nano e questa è la grande novità: ci aspettiamo un mondo del futuro molto diverso da quello di oggi e questo argomento merita una profonda riflessione per guardare al futuro di una civiltà che cambia’’. Futuro più attuale di quello che si immagini.

 

La cura contro il cancro è da tempo legata al “downsizing”. Ridimensionare è una frontiera eccitante nel campo dell'oncologia da quando materiali sofisticatissimi – particelle d'oro e simili – sono entrati nell'armamentario della farmacologia moderna: “proiettili” che colpiscono solo le cellule malate e lasciano intatte quelle sane e fa sembrare primititva la chemioterapia che distrugge indifferentemente. E poi mini-vettori, capsule che trasportano farmaci, attraverso il sangue, fino a destinazione.   Le misure nanometriche sono impegnate anche nella nuova diagnostica.

 

Allo Scripps Research Institute di La Jolla, negli Stati Uniti, stanno usando un sistema “caricato” con nanoparticelle magnetiche che individua le arterie a rischio di rottura, prevenendo così infarto e ictus. Il principio si basa sulla capacità di queste particelle di “annusare” una proteina presente sulle cellule endoteliali che rivestono le pareti delle arterie più deboli: queste rilasciano cellule endoteliali diverse dalle normali. Il sistema già disponibile in commercio permette di riconoscere la molecola "spia" presente sulla superficie di queste cellule utilizzando nanoparticelle magnetiche rivestite con un anticorpo specifico. L'analisi può essere approfondita colorando le cellule con un marcatore fluorescente.  

 

E poi antibiotici e vaccini. Microscopici. Al Mit di Boston hanno già realizzato vaccini composti da un involucro di nanoparticelle di grassi, i liposomi, che permettono di immunizzare in sicurezza anche contro malattie altamente infettive come l’Hiv. I liposomi vengono saldati insieme agli anticorpi per intrappolare l’antigene del virus. I test di laboratorio con ovoalbumina, proteina dell’uovo prescelta per la disponibilità di strumenti diagnostici specifici, dimostrano l’efficacia dei vaccini “hi-tech” .

 

Anche la vita di tutti i giorni si inchina all'infinitamente piccolo. "Uso una bicicletta con il telaio in fibre di carbonio, ruote realizzate in lega, dei freni a disco idraulici da 500 grammi e con 3G di decelerazione e uso magliette in goretex con fori nanometrici’’, ricorda Roberto Cingolani, presidente dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit). E se c'è chi pensa che la nanometria sia una cosa per scienziati dell'impossibile e non per massaie, forse cambierà idea di fronte alla carta per alimenti che uccide i batteri con l'argento. I test hanno dimostrato che la “killer paper" è in grado di mettere fuori uso batteri come l’Escherichia coli e lo Staphyilococcus aureus in meno di 3 ore. Anche in questo caso grazie alle nanoparticelle. 

di Cosimo Colasanto (17/09/2012)

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