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Ipovedenti, dagli Stati Uniti una macchina che aiuta a vedere

Le persone che distinguono appena la luce dal buio e che vivono riconoscendo solo i contorni delle figure potranno migliorare la qualità della loro vista. Sarà possibile grazie a un macchinario messo a punto dal Massachusetts Institute of Technology sull’idea di una poetessa ipovedente, Elizabeth Goldring, membro del Center for advanced visual studies del Mit.
Durante una visita oculistica la poetessa aveva infatti notato che il suo occhio, ipovedente a causa di una emorragia, riusciva a scorgere l’immagine proiettata direttamente dal laser dell’oftalmoscopio sulla retina. Da qui l’idea di realizzare uno strumento simile all’oftalmoscopio, ma più maneggevole ed economico, in grado di proiettare le immagini degli oggetti direttamente sulla retina per permettere agli ipovedenti di migliorare la qualità della vista dei loro occhi malati.
Con l’aiuto di medici, scienziati, studenti e professori del Mit che l’hanno aiutata a progettare il macchinario, Elizabeth è riuscita a esaudire il suo desiderio. All’inizio del 2006 un progetto pilota ha infatti testato l’efficacia del nuovo strumento su dieci ipovedenti: sull’occhio portante dei volontari sono state proiettate dieci parole associate a dei simboli che ne facilitassero la comprensione.
Piuttosto rassicuranti i risultati: su dieci volontari, sei sono riusciti a interpretare correttamente tutte le parole, e comunque nessuno ne ha sbagliate più di due. I volontari, poi, hanno utilizzato la macchina per navigare in ambienti virtuali non familiari, e tutti hanno affermato che questa tecnologia potrebbe assisterli nella scoperta di ambienti sconosciuti dando loro la possibilità di "pre-vedere" gli ambienti da visitare.

di ida casilli
Pubblicato il 13/07/2008

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