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In Italia più che raddoppiati gli ultracentenari. Popolazione in buona salute

L'Italia è un Paese sempre più longevo: aumentano infatti i casi di persone che hanno raggiunto e superato, anche abbondantemente, i 100 anni. A mettere in evidenza il dato è l'ultimo censimento dell'Istat, conclusosi il 9 ottobre scorso, secondo cui gli italiani e le italiane con un'età compresa tra i 100 e i 109 anni sono oggi 15.080, con una percentuale di donne pari all’83,7% (12.620 unità), mentre il censimento precedente, datato 2001, ne aveva registrati 6.313 (1.080 maschi e 5.233 femmine). In particolare dei 15.080 ultracentenari registrati nel 2011, 15.060 hanno una età compresa tra i 100 e i 109 anni; in 11 hanno raggiunto i 110 anni, in sette i 111 e solo due donne (residenti una in provincia di Milano e una in provincia di Venezia) hanno compiuto 112 anni. Le città con più ultracentenari al 9 ottobre 2011 sono Roma (681, 4,5%), Milano (494, 3,3%), Genova (267, 1,8%) e Torino (240, 1,6%). Al Sud le percentuali più elevate di anziani di 100 anni e più sono state registrate a Napoli (1,0%, 145 unità), Palermo (0,6%, 89) e Messina (0,6%, 88).

 

Quanto alle Regioni, quella in cui risiede il maggior numero di ultracentenari è la Lombardia (2.391, pari al 15,9% del totale), seguita dall’Emilia-Romagna (1.533, 10,2%) e dal Veneto (1.305, 8,6%). Anche nel 2001 la Lombardia (940, 14,9%) e l’Emilia-Romagna (602, 9,5%) erano le regioni con più ultracentenari, mentre al terzo posto si collocava il Piemonte (598, 9,4%) anziché il Veneto (542, 8,6%). In particolare, nel corso degli ultimi dieci anni il numero di ultracentenari è raddoppiato in quasi tutte le regioni italiane ed è più che triplicato in Basilicata (da 43 a 137 persone, con un incremento percentuale pari al 218,6%). Il comune mediamente più giovane è Orta di Atella, in provincia di Caserta, con una età media di 32 anni, il più vecchio è Zerba, in provincia di Piacenza, dove l’età media è di 65 anni.


Più femmine che maschi - In Italia ad oggi ci sono 93,7 uomini ogni 100 donne (28.745.507 uomini, 30.688.237 donne). A livello territoriale non si segnalano differenze significative, anche se nell’Italia Centrale il rapporto di mascolinità scende al 92,3% (5.568.595 uomini, 6.032.080 donne), mentre nelle regioni del Sud, nelle Isole e nel Nord-Est si attesta rispettivamente a 94,3% (6.783.667 uomini, 7.193.764 donne), 94,1% (3.219.998 uomini, 3.422.268 donne) e 94,2% (5.551.923 uomini, 5.895.882 donne). Il rapporto di mascolinità è più alto in Trentino-Alto Adige (95,9%), Basilicata (95,8%) e Sardegna (95,6%) mentre il più basso si registra in Liguria (89,5%). In 1.898 comuni, pari al 23,5% del totale, il rapporto di mascolinità risulta sbilanciato a favore della componente maschile, con il primato che spetta a due centri del cuneese: Castelmagno (182,8 uomini ogni 100 donne) e Valmala (190,9 uomini ogni 100 donne). Al contrario, si contano solo 67,8 uomini ogni 100 donne a Montebello sul Sangro in provincia di Chieti, e 69,4 a Introzzo in provincia di Lecco.


Popolazione in crescita, ma meno italiani rispetto a dieci anni fa - Al 9 ottobre 2011 la popolazione residente in Italia ammonta a 59.433.744 unità. Rispetto al 2001, quando si contarono 56.995.744 residenti, l’incremento è del 4,3%, ma è da attribuire esclusivamente alla componente straniera: nel corso dell'ultimo decennio, infatti, la popolazione di cittadinanza italiana è diminuita di oltre 250 mila individui (-0,5%), mentre quella straniera è aumentata di 2.694.256 unità, raggiungendo quota 4.029.145. I cittadini stranieri risultano in crescita in tutte le regioni della Penisola, mentre gli italiani diminuiscono nel Mezzogiorno oltre che in Piemonte, Liguria e Friuli-Venezia Giulia. Due stranieri su tre risiedono nel Nord (35,4% nell’Italia Nord-Occidentale e 27,1% nel Nord-Est), il 24,0% nel Centro e solo il 13,5% vive nel Mezzogiorno.

 

Gli italiani e la salute - Dall'Annuario statistico 2012 dell'Istat emerge che al popolazione italiana è mediamente in buona salute, anche se alcuni cattivi stili di vita, come il vizio al fumo di sigaretta, si confermano stabili nel tempo. Nel 2012 il 71,1% della popolazione ha fornito un giudizio positivo del proprio stato di salute, con una percentuale più alta tra gli uomini (75,3%) che tra le donne (67,1%). Le malattie croniche più diffuse sono l'artrosi/artrite (16,7%), l'ipertensione (16,4%), le malattie allergiche (10,6%), l'osteoporosi (7,7%), la bronchite cronica e l'asma bronchiale (6,1%), il diabete (5,5%). In riferimento agli stili di vita, l'abitudine al fumo di sigaretta risulta stabile negli ultimi anni e coinvolge il 21,9% della popolazione over 14. A fumare sono soprattutto gli uomini (27,9%) rispetto alle donne (16,3%), ma la quota di persone dedita al tabagismo è nettamente più elevata fra i giovani di 25-34 anni (35,9%) e tra le donne di 45-54 anni (23,4%).

di redazione
Pubblicato il 19/12/2012