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Con il «mal di vivere» più sensibili al dolore

La depressione cambia. Cambia le abitudini e il modo di pensare, ma modifica anche il funzionamento del cervello: i depressi gestiscono il dolore in maniera differente. Questo potrebbe contribuire a spiegare per quale motivo chi è affetto dal mal di vivere combatte spesso contro una manifestazione cronica del dolore.
Una ricerca condotta dalla Univrersity of California di San Diego ha osservato che, nei casi di depressione grave, c`è una maggiore attività nelle aree cerebrali coinvolte nelle emozioni che accompagnano il dolore.
Irina Strigo e i suoi colleghi hanno testato quindici pazienti tra i 18 e i 35 anni affetti da depressione grave, quindici soggetti sani. Durante l`esperimento veniva detto ai volontari che di lì a otto secondi avrebbero provato dolore. Successivamente venivano leggermente stimolati con un dispositivo abbastanza caldo da provocare dolore.
I depressi hanno "anticipato" la reazione al dolore: già prima di percepirlo, è stata notata una maggiore attività delle aree cerebrali coinvolte nelle emozioni, come l`amigdala e l`insula, rispetto ai non depressi.
Anche nel corso dei cinque secondi successivi alla scottatura il cervello dei depressi non si è quietato, continuando a mostrare un`attività emotiva più turbolenta. Allo stesso tempo le reti del cervello che normalmente partecipano nel mitigare gli effetti del dolore sono stati attivate meno e con ritardo.
La ricerca conferma una relazione scientifica già ampiamente confermata dall`esperienza, quella tra depressione e dolore. Più di tre quarti delle persone depresse soffrono di una forma di dolore cronico. Inoltre chi soffre di dolore presenta sintomi di depressione con un`incidenza che va dal 30 al 60%.
"Se una persona ha dolore cronico - ha detto Irina Strigo, coordinatrice della ricerca- insieme alla depressione presenta una condizione molto debilitante, difficile da trattare e con un costo di terapia assai più elevata". Ora grazie a questo studio si potrà puntare allo sviluppo di nuove terapie e, forse, di farmaci innovativi.

di paolo fiore
Pubblicato il 01/11/2008