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Sigaretta elettronica, dal tam-tam sulla Rete ai dubbi dell'Iss

Qualcuno ha pensato di “regarsela” a Natale, qualcun altro l'ha ricevuta in dono. In poco tempo la sigaretta elettronica è diventata uno degli oggetti più desiderati e discussi del web. Tra le parole più cliccate del nuovo anno, tanto che gli articoli e le notizie che la riguardano sono tra i più letti, scambiati e commentati sui social network. Da una parte chi sostiene di aver provato a "svapare" e smesso del tutto con le sigarette, dall'altra chi non ha ci ha trovato gusto ed è tornato alle "bionde". Tra accuse incrociate alla lobby del tabacco di voler rientrare dalla finestra nel business in calo delle “sigarette” o a Big Pharma, che vorrebbe boicottare l'e-cig, presunta concorrente dei farmaci anti-fumo, sulla Rete se ne sentono di tutte i colori.

 

Due dati sono certi: le sigarette elettroniche non fanno fumo, quindi mettono al sicuro bimbi, partner e amici, ma se le e-cigarettes, certificate e non di dubbia fabbricazione, “permettono di far piazza pulita delle oltre 4000 sostanze tossiche contenute nelle sigarette tradizionali, al momento chi le utilizza come metodo fai-da-te non può aspettarsi i risultati sperati, se non quello di perpetuare la dipendenza dalla nicotina e la gestualità tipica del fumatore, con il rischio di tornare prima o poi al fumo non elettronico”, taglia corto lo pneumologo Mario Del Donno dell'Ospedale “Rummo” di Benevento, docente di Malattie dell'apparato respiratorio presso l'Università Federico II di Napoli.  

 

Sulla linea della prudenza anche il corposo dossier consegnato poco prima di Natale dagli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss) nelle mani del ministro Balduzzi, che con due ordinanze aveva già vietato la vendita delle sigarette elettroniche, quelle caricate con filtri di nicotina, ai minori di 16 anni. Proprio i più giovani potrebbero essere infatti, secondo i tecnici dell'Iss, i più esposti al fascino di un prodotto di tendenza, arricchito di gadget digitali, e nel parere scientifico sottolineano che “non si possono escludere effetti dannosi per la salute umana, in particolare per i consumatori in giovane eta''.  

 

Ridurre il danno e far smettere di fumare è, invece, l'ambizione di un altro gruppo di ricercatori pro-sigaretta elettronica, secondo i quali proprio la “gestualità” tipica del fumatore, unita all'assenza di evidenti effetti collaterali, sarebbe l'arma in più per staccare dal fumo quei tabagisti che non ci hanno mai pensato. “La riproduzione gestuale data dalle ecig permette al fumatore di mantenere le abitudini tipiche, evitando di usare le sigarette tradizionali e sopperendo alla dipendenza psicologica”, assicura Riccardo Polosa, professore di Medicina Interna dell'Università di Catania che porta a sostegno i risultati del suo studio-pilota pubblicato su Bmc Public Health, durante il quale i partecipanti hanno ridotto complessivamente del 55% l'uso delle sigarette. Risparmiando in salute. Il sistema “permette al fumatore di passare da un sistema certamente dannoso, le sigarette tradizionali, ad uno che riduce notevolmente il rischio  grazie all'assenza di combustione e sostanze cancerogene”, spiega il ricercatore. Studi ancora parziali – lo stesso dicasi per quelli che prospettano rischi per bronchi e cuore - se si guarda a durata e numero di partecipanti.  

 

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Sotto il profilo della sicurezza dei dispositivi, su cui il ministero della Salute vuole vederci chiaro, la partita si gioca tutta sull'interazione che l'uso di un prodotto a base di nicotina può avere con la salute. In questa fase si combatte ancora a colpi di dossier e studi. E in Europa si marcia in ordine sparso. In Belgio, Danimarca, Estonia, Germania, Ungheria, Austria, Slovenia, Finlandia, Portogallo e Svezia, le sigarette elettroniche contenenti nicotina sono gestite integralmente o parzialmente come prodotti farmaceutici. In Francia sono regolamentate solo se utilizzate a scopo terapeutico per smettere di fumare, nel Regno Unito e in Lettonia sono in via di regolamentazione.  

 

Dal 2010 le e-cig devono riportare sull'etichetta un certo numero di informazioni, dettagli sulla presenza di nicotina, simboli che escludono la tossicità, la raccomandazione di tenerli fuori dalla portata dei bambini. “I dubbi ad oggi sollevati sulla tossicità delle sigarette elettroniche, non hanno una letteratura scientifica a sostegno – ribatte Polosa – e altri studi sconfessano il fatto che possano diventare attraenti anche per chi non è attualmente fumatore”. Se la sigaretta rispetta queste prescrizioni, non c'è da temere. “Nel vapore può esserci una soluzione di glicole propilenico, glicerolo, nicotina, misti ad altri aromi naturali – spiega Del Donno -, sostanze non dannose. Non è questo a dover mettere in allarme”. È il consumo anomalo di nicotina a preoccupare.  

 

È il caso di chi compra sul web le soluzioni per ricaricare in casa la sigaretta elettronica: la corsa al risparmio può condurre in negozi online di dubbia affidabilità, con sede in Paesi in cui i controlli sono scarsi o inesistenti. “”C'è la possibilità che queste sostanze irritino i bronchi causando delle reazioni di broncostruzione, benché transitorie, oppure reazioni allergiche sistemiche, se ad esempio non sono note al fumatore elettronico”, aggiunge Del Donno.  Ma il danno più evidente, secondo l'esperto, è convincersi che con la sigaretta elettronica ci si aiuti a smettere. “Il cervello umano non è d'accordo con questa posizione – dice il medico – perché trova piacere nella nicotina e quindi è molto difficile che, non sapendo quanta nicotina si assume durante la giornata, per quanto tempo e con quale ripetitività, un fumatore o un neo-fumatore possano davvero affrancarsi dal vizio”. Ci vuole un sostegno medico specifico e scientificamente accettato, spiega Del Donno, “potenziando la rete dei Centri Antifumo, i percorsi farmacologici e di counselling psicologico per la dipendenza dal tabacco. Ricordando che la prevenzione è l'unica soluzione contro il rischio di cancro e delle altre malattie fumo-correlate”.  

 

Prevenzione che per chi è a favore della e-cigarette è già realtà. Se si pensa al fumo passivo, ma non solo. “Quanto più la sigaretta elettronica soddisferà le esigenze correlate a caratteristiche come tatto, peso del dispositivo e gusto, oltre che la performance in termini di aspirazione e durata della batteria – continua Polosa - più il fumatore non sentirà la necessità di fumare le sigarette tradizionali”.  Divisi su tutto, ma d'accordo su un punto. “Ciò che invece sarebbe importante è seguire il fumatore dopo la vendita – conclude - magari recandosi in un centro antifumo ospedaliero nazionale, dove medici esperti possono seguirlo in un percorso antitabagico”.

 

[aggiornato 05-01-2013]

di Cosimo Colasanto
Pubblicato il 04/01/2013