Logo salute24

Autismo e pioggia: l’ipotesi «Rain man» fa discutere

Colpa della pioggia o di qualcosa ad essa collegato. L`autismo, secondo una ricerca pubblicata sugli Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine, potrebbe avere una qualche relazione con le condizioni atmosferiche. Il condizionale è d`obbligo perché l`ipotesi per quanto suggestiva e frutto del lavoro dei ricercatori di un importante ateneo americano, la Cornell University, ha ricevuto una fredda accoglienza dalla comunità scientifica.
Lo studio ha evidenziato i maggiori tassi di autismo riscontrati nella popolazione di quegli Stati che hanno precipitazioni più frequenti. Aiutati dalle statistiche del meteo gli studiosi hanno calcolato la piovosità di California, Oregon e Washington D.C. tra il 1987 e il 1999 e l`hanno messa in relazione con i tassi del disturbo nei bambini nati in questo periodo. Risultato: "L`incidenza tra i piccoli al di sotto dei tre anni - dice la ricerca della Cornell University - è significativamente superiore dove ha piovuto di più".
I motivi? La pioggia non è ovviamente la causa scatentante, semmai, spiegano gli autori, un fattore indiretto. La teoria sostiene infatti che costretti a vivere più a lungo a casa a causa del cattivo tempo atmosferico alcuni bambini potrebbero essere esposti nei primi anni di vita ad alcune sostanze o fattori correlati all`autismo. Quali siano resta un mistero. Le ipotesi fin qui formulate dagli stessi ricercatori sono svariate, ma tutte di incerta fondatezza clinica. Si parla di sostanze chimiche di uso domestico o della permanenza prolungata davanti alla tv. Neppure la mancanza di vitamina D, i cui livelli sono strettamente collegati alle ore trascorse all`aperto e al sole, sembra fornire una risposta definitiva.
In realtà, di fronte all`autismo e alle sue cause gli scienziati brancolano ancora nel buio. L`ipotesi genetica è quella che attualmente sembra trovare maggiori consensi. Negli ultimi anni molte ricerche hanno messo di volta in volta sul banco degli imputati sostanze o comportamenti: papà che concepiscono in età troppo avanzata o che guardano troppa tv, i vaccini, le allergie alimentari, le intossicazioni da metalli pesanti. È finita sotto accusa persino la tecnologia senza fili. Molte delle ipotesi sono state screditate, altre restano in piedi senza però una certezza scientifica. Gli stessi studiosi della Cornell University, con molta onestà intellettuale, concludono che la relazione pioggia-autismo non esclude, ma anzi induce a ricercare altri elementi indipendenti alla base del male. Intanto i critici della teoria non si sono fatti attendere. La crescita dei tassi di autismo, sostengono questi ultimi, non può essere né direttamente né indirettamente collegabile ai fenomeni atmosferici, bensì alla maggiore capacità diagnostica che i medici hanno maturato in questi ultimi anni nel riconoscere precocemente i segni del disturbo.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 05/11/2008