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Dipendenza da web per la sindrome Hikikomori

Inghiottiti dalla Rete. Così ossessionati dalla seconda vita virtuale, tra chat, social newtork e giochi di ruolo online che i ragazzi possono rischiare di isolarsi dagli altri. Si chiama sindrome di Hikikomori - i primi a scoprirla i giapponesi 15 anni fa - e riguarda 240mila adolescenti italiani che passano così tanto tempo davanti al pc da essere risucchiati dalla loro vita digitale e mettono a repentaglio quella sociale. Con contraccolpi seri sui rapporti con adulti e coetanei e anche sul rendimento scolastico. “La mancanza di contatto sociale e la prolungata solitudine determinano nei ragazzi una perdita delle competenze sociali e comunicative”, spiega Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria Infantile dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesu' di Roma, tra i primi a interessarsi del fenomeno della dipendenza dal web nei giovani e dei tanti rischi che possono annidarsi in una frequentazione esclusiva del mondo digitale. Il caso, frequente, è anche quello degli adolescenti, ragazze, ma anche tanti ragazzi, che si scambiano trucchi ed esperienze che conducono verso l'anoressia, o la incentivano.  

 

I SINTOMI

Quando i ragazzi trascorrono più di tre ore al giorno tra Internet e la console, sentono la necessità di isolarsi e dedicarsi in maniera quasi ossessiva ai contatti virtuali o a superare il record dell'ultimo videogame si può parlare di un primo indizio di rischio. Ma la sindrome vera e propria scatta quando le ore diventano 10-12, hanno spiegato gli esperti del Fnomceo, Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Cala, ma non sempre, improvvisamente il rendimento scolastico, si accentua l'isolamento, cala anche una cortina di incomunicabilità con genitori e fratelli. “Non sono autistici, né soffrono di fobia scolare”, affermano gli esperti. Spesso si tratta di comportamenti che accentuano una difficoltà psicologiche e sociali, che trovano nella mania per videogame e Web una forma di pacificazione interiore. “Il più delle volte riescono a raggiungere la sufficienza nelle materie scolastiche – aggiunge la Fnomceo - confermando che frequentano l'ambiente didattico come una sorta di obbligo, e poi si ritirano dal mondo reale per calarsi completamente in quello virtuale”. 

(aggiornato il 22-01-2013)

di Cosimo Colasanto
Pubblicato il 22/01/2013

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