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Calciatori e non solo: la malattia dei campioni resta un mistero

Uno stadio, pieno. Il boato dei tifosi che per un anticipo, un goal, un tuo cenno, urlano il tuo nome: per loro sei un dio. E quando sei un idolo dello sport deve essere anche più dura che per altri ritrovarsi a combattere con il proprio corpo. È il destino dei calciatori malati di Sla, la sclerosi laterale amiotrofica.
In un`espressione violenta, sicuramente amara, Stefano Borgonovo, ex campione di Milan e Fiorentina, che ne è affetto, la chiama "la stronza". Un modo per definire una malattia che poco a poco spegne ogni movimento, fino all`immobilità. La mente rimane lucida, schiava di un corpo che non risponde più. L`attaccante della nazionale, che ai tempi della fiorentina formava con Roberto Baggio la mitica coppia b&b, è solo uno dei casi di ex calciatori colpiti dalla Sla. Un legame strettissimo, che inizia nel 1973, con il caso di Armando Segato, centrocampista di Cagliari, Fiorentina e Udinese. Poi Ocwirk, Nanni, Vincenzi, Rognoni. Tutti, o quasi, passati sotto silenzio. Fino al 2001, fino a quando Gianluca Signorini, “Il Capitano” bandiera del Genoa, commuove e scuote il mondo del calcio raccontando la storia della sua malattia.
Da Segato a oggi i casi di Sla tra i calciatori sono 51. Un`incidenza incredibilmente superiore rispetto alla norma. Secondo un`indagine del pm torinese Raffaele Guariniello, in Italia i casi sarebbero sei su 100 mila. Tra i calciatori il rapporto sale a 8 su 7325.
Sono legati a doppio nodo, Sla e sport: l`altro nome con cui la patologia viene indicata è “morbo di Lou Gehrig”. E non è quello del medico che l`ha diagnosticato per primo, come avviene per tante malattie. Niente affatto. Lou Gehring era un campionissimo del baseball americano, morto di sclerosi laterale amiotrofica a 38 anni.
La Sla si è manifestata, marginalmente, anche in altri sport, ma nel gioco più amato del mondo la sua presenza comincia a sollevare interrogativi, ai quali la scienza sta tentando di rispondere. Improbabile collegarla esclusivamente al doping. In questo caso per quale motivo non si manifesta con gli stessi tassi anche in altri sport, come il ciclismo, dove l`uso di sostanze illecite è altrettanto presente? Molte sono le ipotesi che tentano di spiegare una così anomala concentrazione di casi. Sembra plausibile quella che collega il calcio a continui piccoli traumi, come i colpi di testa, che interessano il sistema nervoso centrale. La federazione olandese di calcio ha vietato il colpo di testa ai calciatori che hanno meno di 16 anni. O forse è colpa dell`eccessivo consumo di antinfiammatori, che abbasserebbero le difese dei neuroni. Altri mettono sotto accusa i fertilizzanti usati per concimare l`erbetta dei campi da gioco.
Un`ipotesi non esclude l`altra, ma saranno fondamentali altri studi.
Riccardo Montolivo
, centrocampista di Fiorentina e della Nazionale, ha proposto ai suoi colleghi di devolvere l`1% dell`ingaggio per la ricerca. Vedremo. Certo è che i calciatori hanno paura. Paura di essere fermati da una malattia più arcigna del più rude difensore, più insidiosa dell`attaccante più guizzante. Contro la Sla, gli occhi di Stefano Borgonovo, che dribblano “la stronza”, come lui faceva con gli avversari.             
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di paolo fiore
Pubblicato il 05/11/2008