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Malati «immaginari» per il lavoro? Gli uomini si fanno beccare su Facebook, le donne no

Un messaggio di troppo in bacheca e la frittata è fatta. Se bisogna mentire al capo chiedendo un giorno di malattia, gli uomini completeranno l'opera con un disastro. Si faranno scoprire sui social netowrk con messaggi inequivocabili. Lo rivela un sondaggio realizzato tra 10.000 adulti secondo cui 1 uomo su 10 finisce per farsi beccare inviando agli amici di Facebook indizi sul suo “status di salute”. Le donne sono più abili, rivela l'indagine riportata dal Daily Mail, e resistono alla vanità di un'incursione multimediale. Ben 4 persone su 10 evitano, invece, in modo sistematico chat, Facebook e Twitter per non fare passi falsi.

 

 

Cause più frequenti - I motivi più comuni per i quali ci si assenta con una scusa sono per gli uomini i postumi di una sbornia, il 39% dei casi nel sondaggio inglese. Gli uomini sono anche più propensi delle donne a prendere un giorno libero per un mal di testa, 44% rispetto al 34% delle donne. Uno su 4, poi, chiede permessi per stare col partner e il 15% per andare a colloqui di lavoro. Anche se secondo i dati rilevati dagli uffici statistici della sanità britannica, da quando è iniziata la crisi economica le assenze sono crollate dai 5,3 giorni di media ai 4,5 all'anno. Tra le cause, la paura diffusa di perdere il posto di lavoro. Timori e paure che spesso si aggiungono al super-stress da lavoro o a un “clima” in ufficio non idilliaco.  

 

L'esperto - “In molti casi le assenze dal lavoro non sono finte, ma direttamente riconducibili allo stress, che fa ammalare più spesso, perché riduce le difese immunitarie”, spiega Matteo Marini, psicologo del lavoro e autore di “Fucking Monday”. Sottotitolo: “Corso di sopravvivenza in ufficio” (De Vecchi editore). Marini illustra situazioni-tipo di alcuni posti di lavoro come campi di battaglia, che definisce “al Napalm”. Tra i “sintomi” più frequenti che indicano qualcosa che sotto sotto non va ci sono “gastriti, insonnia, il classico mal di pancia, ma anche condizioni ben più complicate e allarmanti che vanno da quelle che influenzano la sfera psicologica, e ancora il mal di schiena, e persino altre che possono favorire l'alopecia o la psoriasi”, ricorda Marini.  

 

Trucchi contro ansia e stress: guarda la gallery

 

Assentarsi quando le cose vanno male conviene e per quanto tempo? “Si tratta sempre di un un palliativo quando nasconde situazioni più complesse – afferma l'esperto - e benché allontanarsi dallo stress 2 o 3 giorni possa essere un modo per 'staccare', assentarsi spesso dal lavoro finisce per peggiorare la situazione personale e anche il clima organizzativo, in quanto i colleghi non vedono di buon occhio questo atteggiamento”.

 

Una guerra fatta di ansia, stress, mobbing e burn-out, spiega il libro, dalla quale però si può uscire vivi, ma in che modo? “Rafforzando noi stessi, con comportamenti che possono renderci più resistenti allo stress, come fare sport, che aiuta a ridurre il cortisolo, anche noto come ormone dello stress, oppure ricercando un hobby o interesse, dalla scultura al teatro, che permetta un'esperienza terapeutica o lavorare su un rapporto positivo con gli altri, fuori e dentro l'ufficio”. Una pratica difficile senza l'aiuto di un esperto del mondo del lavoro e delle sue dinamiche? “Questo è vero – risponde Marini –, ma spetta anche al singolo comprendere da dove proviene la difficoltà che si ha con il capo o con il collega. Non c'è una tecnica e una soluzione che va bene per tutti, ma cercare la fonte del problema è un buon modo per avvicinarsi alla sua soluzione”.  

di Cosimo Colasanto
Pubblicato il 08/02/2013

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