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Pensionati, casalinghe e disoccupati: crescono le "altre" dipendenze

Giovani, casalinghe, pensionati, disoccupati. La dipendenza non conosce classi e 740. Non solo eroina e cocaina. Le “polveri bianche” sono ormai soltanto una faccia del fenomeno. Il volto delle dipendenze cambia ogni giorno. Cambiano i consumatori di droghe, cambiano le droghe e il loro utilizzo. Ci sono quelle “furbe” vendute su Internet con nomi accattivanti  e c'è il boom "silenzioso" del Gioco d'Azzardo Patologico. Le cifre sono impressionanti. “I flussi reali di pazienti annui nei SerD, i Servizi pubblici per le dipendenze, sono quasi di 300.000 unità, con un incremento di nuove patologie, come quelle comportamentali”. Il gioco, appunto, afferma Alfio Lucchini, direttore del Dipartimento Dipendenze Asl Milano 2 e presidente nazionale FeDerSerD. Nei Servizi operano oltre 7.000 professionisti con varie specializzazioni.

 

Un lavoro di frontiera, con problematiche sempre diverse. “Rispetto al consumo di oppiacei è da segnalare la riduzione dell'assunzione di eroina per via iniettiva a favore di un’assunzione per via inalatoria. Di particolare importanza è, inoltre, il fenomeno spesso sottovalutato, se non ignorato, del consumo di psicofarmaci prescritti e non prescritti”, evidenzia Augusto Consoli, direttore del Dipartimento di Patologia delle Dipendenze C. Olivenstein dell'Asl di Torino 2 e membro del Consiglio Direttivo Sitd. “In questo contesto, spiccano i consumi problematici di oppiacei, di alcolici e di psicostimolanti, in particolare il tabacco e la cocaina, oltre al forte incremento del Gioco d’Azzardo Patologico”. 


L'identikit dei SerD - La continuità assistenziale è garantita per mezzo di una rete realizzata con altre strutture sia del Ssn, sia con gli Enti Locali, la Scuola, il Volontariato. “Esiste un network istituzionale che, partendo dal ministero della Salute, vede le Regioni, tramite le Asl, come fulcro dell’organizzazione dei Servizi di cura e delle Comunità Terapeutiche - continua Lucchini -. I 550 SerD presenti sul territorio lavorano in modo multidisciplinare con compiti di prevenzione, accoglienza, diagnosi e cura, coordinati a livello di rete territoriale dai Dipartimenti delle Dipendenze.

 

Le cure, i risparmi - Secondo i dati FeDerSerD, nel 2010 le cure erogate hanno prodotto almeno 34 milioni di giorni liberi da droga e un miliardo e 700 milioni di euro sottratti alla criminalità organizzata. "Un tema cruciale è, in effetti, quello dei costi del sistema di cura”, aggiunge Lucchini. “Possiamo dire di avere un’incidenza pari allo 0,7% del Fondo Sanitario Nazionale e allo 0,06% del PIL, contro costi sociali legati alle droghe pari al 2% del Pil". E in queste cifre non è compreso il Gioco d’Azzardo Patologico. 



"Mettiamoci in gioco" - E proprio la comparsa di nuovi fenomeni dovrebbe far pensare al rafforzamento di una Rete che riduce i costi sociali, umani ed economici delle dipendenze. Il decreto Balduzzi, la nuova legge Sanità, ha imposto alle Asl di indicare i propri riferimenti per la cura della patologia da gioco. Dopo l'invio di un questionario, l’87% dei servizi che hanno risposto segnala l’aumento della incidenza di casi problematici per gioco d’azzardo tra i  loro pazienti. 84 SerD sui 96 registrano 393 nuovi casi in carico nel mese di gennaio 2013, in prevalenza di  genere maschile. Dal varo della legge si è registrato un impatto forte e molto impegnativo soprattutto per alcuni servizi.

 

Sulla scorta di questo fenomeno è nata anche un'ampia alleanza tra associazioni, enti, sindacati  - Acli, Adusbef, Alea, Anci, Anteas, Arci, Auser, Avviso Pubblico, Cigli, Cisl, Cnca, Conagga, Federconsumatori, FeDerSerD, Fict, Fitel, Fondazione Pime, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Shaker – che hanno lanciato una campagna mirata sulla patologia da gioco d'azzardo. Si chiama “Mettiamoci in gioco” (qui la pagina Facebook) ed è nata nel 2012 per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulle reali caratteristiche del gioco d’azzardo nel nostro paese e sulle sue conseguenze sociali, sanitarie ed economiche, avanzare proposte di regolamentazione del fenomeno, fornire dati e informazioni. Uno degli obiettivi è portare a termine le procedure per l’inserimento del Gda nei Livelli essenziali di assistenza che devono essere garantiti dal servizio sanitario nazionale. Tra l'altro i promotori puntano a vincolare l’1% del fatturato annuo dei giochi d’azzardo al finanziamento delle azioni di prevenzione, assistenza, cura e ricerca relative al gioco d’azzardo patologico, dare seguito a quanto stabilito nel decreto Balduzzi sulla regolamentazione della pubblicità che riguarda il gioco d’azzardo e i giocatori patologici. Un numero che cresce con la crisi. Un milione, forse. Perché nessuno ha mai cercato di contarli.

 

di Cosimo colasanto
Pubblicato il 17/04/2013

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