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Sono «drogati» di cellulare, due adolescenti finiscono in cura

Bugie e richieste insistenti per ottenere soldi: i genitori di due adolescenti di 12 e 13 anni, stanchi delle continue pretese, ne hanno chiesto il ricovero in un centro di salute mentale. I soldi servivano per ricaricare il cellulare, senza l’uso del quale i due ragazzi non riuscivano a stare. E’ successo in Spagna. Sono stati i loro stessi genitori a richiederne il ricovero a Lleida, in Catalogna, nel Centro di salute mentale per l’infanzia e l’adolescenza.I due ragazzini, dipendenti dai loro cellulari, non riuscivano più a svolgere le normali attività quotidiane: andavano male a scuola, soffrivano di sempre più frequenti cali dell’attenzione e, soprattutto, avevano iniziato a mentire sempre più spesso per ottenere i soldi che poi utilizzavano per ricaricare i telefonini. Adesso, dopo tre mesi lontani dai cellulari, sembra si stiano riprendendo dalla loro “dipendenza”; ma dovranno essere seguiti ancora per diverso tempo per assicurare una totale “disintossicazione”, per un periodo che potrà arrivare anche fino a due anni.I due adolescenti avevano il cellulare da un anno e mezzo, un periodo di tempo sufficiente - hanno spiegato i medici – affinché i genitori perdessero il controllo della situazione. “Entrambi i ragazzi mostravano un comportamento disturbato, non riuscivano più ad avere una vita normale”, racconta la direttrice del Centro di Lleida Maite Utges.Nella clinica di Lleida il caso dei due adolescenti ricoverati per dipendenza da cellulare non è isolato: sono almeno altri 20 i ragazzi della stessa età degenti per lo stesso motivo o perché non riescono a staccarsi da internet e in particolare dai programmi di messaggistica istantanea usati da tanti adolescenti per comunicare on line con i loro amici.I sintomi da tenere sotto controllo costante sono gli stessi della dipendenza da videogiochi: “Sono l’irritabilità, la chiusura in se stessi, il comportamento antisociale e i pessimi risultati a scuola”, come spiega un esperto di dipendenze, José Martìnez-Raga, che sostiene che la vicenda di Lleida è solo “la punta dell’iceberg”. (25/06/2007)

di ida casilli
Pubblicato il 13/07/2008