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Il fumo di "terza mano" fa più danni

Scorie restano nell'ambiente a lungo

Come in una legge di mercato, il fumo di “terza mano” è persino peggiore di quello di “seconda”, il cosiddetto fumo passivo. Lo sostiene un nuovo studio pubblicato su Mutagenesis portato avanti dai ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory, negli Usa, che hanno indagato i danni causati dalle scorie che il fumo lascia negli ambienti, sui vestiti, sugli arredi, sui sedili delle auto.

 

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Il fumo “pesante” - Spesso pensiamo che il fumo si disperda nell'ambiente e invece vi precipita. E questo suo “attaccarsi” in forma di polveri pesanti, particolato e pulviscolo carichi delle sostanze cancerogene, agli oggetti influenza l'assorbimento di chi frequenta gli stessi ambienti. Soprattutto i bambini, abituati a toccare ogni cosa e a portare alla bocca le mani. Per gli scienziati guidati da Lara Gundel, questo deposito continuo attacca il Dna e ha effetti mutageni. Altera i geni, con conseguenze molto serie: stimola i radicali liberi a fare danni genetici, rompendo le catene molecolari di cui è composto il patrimonio genetico. “Il nostro è il primo studio a scoprire che il fumo di terza mano è mutageno. Le nitrosammine specifiche del tabacco, alcuni dei composti chimici nel fumo di terza mano, - argomenta Gundel - sono tra i più potenti agenti cancerogeni che ci sono. Restano sulle superfici, e quando quelle superfici sono vestiti o tappeti”. E come anticipato, “il pericolo per i bambini è particolarmente grave”.

 

di Redazione
Pubblicato il 24/06/2013